Adulterio: Addebito della Separazione anche se il Rapporto era già in crisi

Articolo del ” Il Commentario del Merito”. Di Maurizio Tarantino e Nicola Frivoli. Corte di Cassazione ordinanza nr. 17991 del 24/7/2013

Nei casi di separazione giudiziale in cui l’intollerabilità della convivenza tra i due coniugi sia determinata da comportamenti di uno dei due che violano i doveri del matrimonio (ex art.143 Codice Civile), un coniuge può richiedere al Giudice di addebitare all’altro la separazione.

L’addebito della separazione è infatti una sorta di sanzione contro la violazione dei doveri familiari e coniugali da parte del marito o della moglie. Va precisato che la sentenza di separazione con addebito al marito o alla moglie presenta notevoli differenze con la“separazione per colpa” che è stata poi abolita con la riforma del diritto di famiglia del 1975.

Venuta meno la separazione per colpa, il dato obiettivo dell’intollerabilità della prosecuzione delle convivenza tra marito e moglie diventa quindi il presupposto essenziale e sufficiente per la pronuncia della separazione legale giudiziale.

Da notare che il Giudice, nel valutare l’addebitamento, non si baserà su una sola inosservanza dei doveri coniugale (anche se grave e ripetuta nel tempo), ma dovrà provare un nesso di causalità tra il comportamento tenuto dal coniuge e l’intollerabilità da parte dell’altro a continuare la convivenza.

Per fare questo il Giudice dovrà analizzare e valutare in modo molto attento il contesto familiare per valutare se si continuino a verificare atti tali da rendere intollerabile la convivenza.

In tal senso, secondo gli ultimi orientamenti della Suprema Corte, è stato ribadito:

la pronuncia di addebito non può fondarsi sulla sola inosservanza dei doveri coniugali, implicando, invece, tale pronuncia la prova che la irreversibile crisi coniugale sia ricollegabile esclusivamente al comportamento volontariamente e consapevolmente contrario a tali doveri da parte di uno o di entrambi i coniugi, e cioè che sussista un nesso di causalità tra i comportamenti addebitati e il determinarsi dell’intollerabilità della ulteriore convivenza.(In tal senso Cass.Civ., sez I, sent. 14042/2008; conf. Cass. Civ., sez I, sent. 21245/2010)

In particolare, nella giurisprudenza della Suprema Corte, ricorre spesso la costante del considerare l’infedeltà coniugale una vera e propria violazione del dovere di fedeltà coniugale e quindi una condizione tale da rendere intollerabile la convivenza coniugale; causa sufficiente per giustificare l’addebitamento della separazione all’altro coniuge (a meno che non si verifichi la mancanza di un nesso causale tra l’infedeltà e la crisi familiare).

Orbene, premesso quanto innanzi esposto, nel caso de quo la Suprema Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 17991 del 24 Luglio 2013, ha stabilito che è corretto addebitare al coniuge fedifrago la separazione, anche se già da tempo i rapporti tra i due coniugi era logorato.

Invero,  impugnando la sentenza di secondo grado, confermante l’addebito di un assegno periodico di mantenimento a favore della moglie a carico del marito, il ricorrente aveva dedotto violazione di legge laddove al contrario, secondo la Cassazione, il giudice del merito avrebbe correttamente applicato le norme di cui agli artt. 2697 e 156 cod. civ., la prima relativamente alla produzione delle prove a sostegno dell’adulterio (il comportamento del marito avrebbe “mantenuto condotte lesive dell’onore e dell’integrità fisica della consorte”) e la seconda relativamente ai criteri utilizzati per l’imputazione e la determinazione dell’importo dell’assegno periodico addebitato all’ex marito nei confronti dell’ex moglie.

Sul punto, tuttavia, in merito al nesso di causalità, secondo gli ermellini,  il tradimento sarebbe stato l’epilogo di una crisi coniugale imputabile al marito e non, come statuito dal Giudice del Merito, come l’atto supremo che ha comportato inevitabilmente la rottura del rapporto di fiducia reciproca tra i due coniugi, all’epoca separati in casa.

Difatti, il comportamento del marito, compiutamente documentato, unitamente alle sensibili differenze di reddito intercorrenti tra i due sono stati considerati dai giudici di primo e secondo grado elementi sufficienti ai fini dell’accoglimento della richiesta di addebito.

https://www.facebook.com/notes/beppe-basciani/il-commentario-del-merito-settembre-2013/498067090289261

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