Il diritto di abitazione a favore del coniuge non può assumere i caratteri del Prelegato

Articolo del ” Il Commentario del Merito”. Di Maurizio Tarantino e Nicola Frivoli. Corte di Cassazione a SSUU n. 4847 del 27 febbraio 2013.

Il prelegato è quell’istituto in base al quale il testatore destina un bene particolare, facente parte dell’asse ereditario, non ad un qualunque legatario, ma proprio ad un erede o coerede.

Si tratta di una figura particolare prevista dall’art. 661 codice civile: posto in questa situazione l’erede conserva in sé sia le caratteristiche sue proprie che i vantaggi e gli oneri del legatario.

Tali caratteri, pur coesistendo, restano tuttavia tra loro separati. Il prelegato grava su tutto il patrimonio ereditario.

Occorre comunque tenere ben diviso tale concetto dal diritto di abitazione della casa familiare: invero, il diritto reale di abitazione è un diritto reale di godimento su bene altrui, disciplinato, insieme al diritto reale di uso, dagli articoli 1021 e seguenti del codice civile italiano.

Il diritto reale di abitazione è ancora più circoscritto del diritto di uso: ha per oggetto una casa e consiste nel diritto di abitarla limitatamente ai bisogni del titolare del diritto e della sua famiglia.

La disciplina codicistica prevede dei limiti sul godimento: non consente di cedere il diritto in parola ad altri o di dare la casa gravata in locazione.

Il diritto di abitazione sulla casa adibita a residenza coniugale spetta anche, in caso di morte di uno dei coniugi, al coniuge superstite immediatamente al momento dell’apertura della successione ereditaria.

Nota a parte merita invece l’assegnazione della casa coniugale, a seguito di separazione dei coniugi, al quello che sia affidatario della prole minore o – dopo le modifiche introdotte dalla legge 8 febbraio 2006 n. 54 – in caso di affido condiviso, al coniuge con il quale la prole minore stabilisce la propria residenza abituale.

Tale fattispecie, infatti, non integra in capo al coniuge assegnatario un diritto reale di abitazione, ma solo un diritto di natura personale, in quanto disposta unicamente nell’interesse della prole (Cass. Civ., Sez. V, sent. 6192/2007); pertanto, il diritto di abitazione della casa familiare, spetta di diritto al coniuge superstite, essendo previsto tassativamente dal legislatore come ipotesi sicuramente distinta dal prelegato.

Al riguardo, si osserva che, nel tempo, viene a delinearsi un orientamento giurisprudenziale, il cui diritto di abitazione, riservato dall’art. 540, secondo comma, cod.civ. al coniuge superstite sulla casa adibita a residenza familiare, si configura come un legato “ex lege”, che viene acquisito immediatamente da detto coniuge, secondo la regola di cui all’art. 649, secondo comma, cod. civ., al momento dell’apertura della successione. Ne consegue che non può porsi un conflitto, da risolvere in base alle norme sugli effetti della trascrizione, tra il diritto di abitazione, che il coniuge legatario acquista direttamente dall’ereditando, ed i diritti spettanti agli aventi causa dall’erede. (In tal senso Cass. Civ. Sez. II, sent. 6625 del 30 Aprile 2012).

Orbene, nel caso di specie la Suprema Corte, pronunciandosi a sezioni unite e confermando il citato orientamento in materia, ha decisamente affermato come l’attribuzione del diritto di abitazione della casa familiare, unitamente ai mobili che la corredano, spettino di diritto al coniuge superstite ex art. 540, secondo comma: non opera quindi in questo caso l’istituto del prelegato, dovendosi attribuire tali diritti di legge esclusivamente al destinatario stralciandoli dall’asse ereditario.

Una volta sottratti al patrimonio del de cuius, qualora questo sia sufficiente alla loro copertura, allora il rimanente può essere legittimamente suddiviso tra i coeredi secondo le disposizioni del codice civile.

In tal modo, dice la Suprema Corte, viene garantita la volontà della legge n.151 del 19.05.1975 di introdurre in materia successoria una nuova concezione della famiglia tendente ad una completa parificazione dei coniugi non solo sotto l’aspetto patrimoniale (con l’introduzione della comunione legale dei coniugi) ma anche sotto quello etico-sentimentale. Infatti l’attribuzione dei diritti in questione è basata sul presupposto che la ricerca di un “nuovo alloggio” da parte del coniuge superstite può arrecare un grave danno psicologico e morale tale da compromettere la stabilità delle sue abitudini di vita, danno che si aggiungerebbe a quello subito per la perdita dell’altro coniuge. Essendo questa la finalità, per la Cassazione è evidente che l’attribuzione di tali diritti deve avvenire nella successione legittima come nella necessaria.

E’ da sottolineare infine che l’attribuzione al coniuge di questi diritti comporta delle importanti conseguenze di carattere successorio riguardo all’effettiva consistenza patrimoniale dell’asse ereditario. In pratica, ai fini del calcolo dell’asse occorrerà “stralciare” il valore capitale dei diritti di abitazione e di uso dei mobili che la corredano e successivamente dare luogo alla divisione, tra tutti i coeredi, della massa ereditaria, dalla quale viene detratto il suddetto valore, rimanendo compreso nell’asse il valore della nuda proprietà della casa e dei mobili.

https://www.facebook.com/notes/beppe-basciani/il-commentario-del-merito/428599697236001

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