Ridotto l’Assegno per il Figlio se il padre non può più Lavorare

Articolo del ” Il Commentario del Merito”. Di Maurizio Tarantino e Nicola Frivoli. Corte di Cassazione sentenza del 12 Febbraio 2013, n°3390

L’articolo 30 della Costituzione recita: “E’ dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli, anche se nati fuori dal matrimonio“. Una responsabilità genitoriale che va al di là del figlio concepito in matrimonio o fuori dal matrimonio, che sia riconosciuto o non riconosciuto (figlio naturale non riconosciuto). Il figlio può quindi pretendere l’adempimento dei doveri genitoriali: in particolare il mantenimento. Gli articoli in materia del Codice Civile sono invece il 147 (doveri verso i figli), il 148 (concorso degli oneri).

Anche l’articolo 155 del codice civile sottolinea il principio della bigenitorialità: in caso di separazione personale dei genitori il figlio minore ha il diritto di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno di essi, di ricevere cura, educazione e istruzione da entrambi e di conservare rapporti significativi con gli ascendenti e con i parenti di ciascun ramo genitoriale.

La norma introdotta nel 2006 identifica, oltre all’assegno mensile, anche un nuovo modo di provvedere ai figli, ossia il mantenimento diretto. Di fatto, tuttavia, la contribuzione diretta non ha avuto molta diffusione e la modalità normale continua ad essere il versamento di un assegno mensile in favore del genitore presso cui il figlio è collocato in via prevalente.

Il mantenimento deve assicurare il soddisfacimento di tutte le esigenze del figlio, un dovere che deve fare i conti con la condizione economica e la posizione sociale dei genitori.

Quindi, secondo la legge, ciascun genitore deve provvedere alle esigenze dei figli in misura proporzionale al proprio reddito, e l’assegno è volto a realizzare tale proporzionalità. Il quantum va poi determinato tenendo in considerazione diversi fattori: le esigenze del figlio, il tenore di vita goduto durante la convivenza dei genitori, i tempi di permanenza presso ciascun genitore, le risorse economiche di entrambi e la valenza economica dei compiti di cura assunti.

Orbene, premesso tutto quanto innanzi esposto, nel caso di cui ci si occupa,  con la sentenza de quo la Suprema Corte di Cassazione ha confermato la modifica della Corte d’appello di Genova circa il provvedimento del Tribunale per i minorenni, disponendo l’affidamento esclusivo del figlio alla madre e riducendo l’assegno di mantenimento per il figlio a carico del padre, un 62enne ligure. Quest’ultimo aveva chiesto che venisse ridimensionato l’importo da versare in quanto, aveva smesso di lavorare per problemi di salute che gli precludevano ogni attività lavorativa.

La sesta sezione civile ha ritenuto giustificata la riduzione dell’assegno visto che lo stato di salute non gli permette di fare nessun tipo di attività di lavoro. Ma non solo, per la Suprema corte è irrilevante che l’uomo abbia degli immobili di proprietà e sia socio di alcune attività. Pertanto, l’affidamento esclusivo rimane alla madre e l’assegno di mantenimento per il figlio a carico del padre è stato ridotto.

Per meglio dire, la Suprema Corte ravvisa nell’impossibilità di svolgere un’attività lavorativa determinata dal peggioramento delle condizioni di salute un fatto giustificativo della diminuzione del mantenimento mensile per la prole, nonostante il genitore obbligato fosse proprietario di immobili e socio di diverse società.

https://www.facebook.com/notes/beppe-basciani/il-commentario-del-merito-giugno%202013/447405858688718

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