Mantenimento figli maggiorenni: quando l’obbligo permane a carico dei genitori

Corte di Cassazione Civile, sentenza n. 24493 del 30 ottobre 2013.

L’assegno di mantenimento a favore del figlio, corrisposto dall’ex coniuge non convivente della coppia separata o divorziata, affonda la propria ragion d’essere nella tutela che l’ordinamento riserva all’interesse primario della prole. Oltre che per il figlio minorenne esso è dovuto anche per il maggiorenne che non abbia terminato gli studi e che, in ogni caso, non abbia ancora raggiunto la piena indipendenza economica. L’obbligo viene a mancare soltanto nel momento in cui tale condizione venga soddisfatta.

Invero, al compimento dei 18 anni non si acquisisce di certo automaticamente quell’indipendenza economica che per il vero, sempre più spesso, non si raggiunge nemmeno al completamento degli studi universitari.

Al riguardo giova ricordare che, i fondamentali principi dell’ordinamento, quale l’art. 30 Cost., non sollevano il genitore dall’obbligo di mantenimento quando il figlio, raggiunta la maggiore età, non sia ancora in grado di sostenersi autonomamente; è infatti obbligo dei genitori continuare a sostenere i figli, anche rispetto al percorso di formazione professionale e capacità degli stessi: non si può pretendere che un ragazzo che prosegue proficuamente gli studi universitari o di formazione in generale, vada a lavorare  solo perché ha raggiunto la maggiore età, ovviamente quando si ha la possibilità economica e di reddito per sostenere i figli.

Orbene, premesso quanto innanzi esposto, nel caso de quo la Suprema Corte di Cassazione con la sentenza  n.  24493 del 30 ottobre 2013 ha precisato che l’obbligo di corrispondere l’assegno di mantenimento permane “finché il genitore interessato non dia prova che il figlio ha raggiunto l’indipendenza economica, ovvero è stato posto nelle concrete condizioni per potere essere economicamente autosufficiente.

Vi è tuttavia un limite a tale obbligo, come nel caso di specie in cui il figlio, ormai ventottenne, frequenta ancora, con diversi anni di ritardo, il corso di laurea specialistica, senza tuttavia svolgere alcuna attività lavorativa utile a renderlo indipendente dalla famiglia.

Al riguardo, la Corte ha ritenuto che presumere la colpevolezza del figlio (nel ritardato raggiungimento dell’autosufficienza) basandosi sulle tempistiche medie relative al conseguimento di un determinato titolo di studi, non sia di per se sufficiente ad invertire l’onere della prova, giacché si rende comunque necessaria una valutazione del caso concreto – in relazione alle ragioni dell’eventuale ritardo nel completamento del ciclo di studi – ed inoltre, bisogna tenere presente come lo stesso conseguimento di un titolo di studio, anche se universitario, di per sé non sia sufficiente a far ritenere cessato l’obbligo di mantenimento dei figli maggiorenni da parte dei genitori (basti pensare al caso in cui il figlio non abbia ricevuto delle concrete proposte lavorative).

Alla luce di quanto esposto, gli Ermellini hanno ritenuto che i giudici di merito abbiano correttamente applicato il principio secondo cui “l’obbligo del genitore di concorrere al mantenimento del figlio non cessa automaticamente con il raggiungimento della maggiore età da parte di quest’ultimo, ma perdura finchè il genitore interessato non dia prova che il figlio ha raggiunto l’indipendenza economica, ovvero è stato posto nelle concrete condizioni per poter essere economicamente autosufficiente, senza averne però tratto utile profitto per sua colpa o per sua scelta”.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...