La CTU sulla prova dell’urgente e impreveduto bisogno.

Articolo del  “www.ilcommentariodelmerito.com/”.

Di Maurizio Tarantino e Nicola Frivoli. Tribunale di Bari – Terza Sezione Civile, Ordinanza del 16.06.2014

 “Ai fini della restituzione dell’immobile concesso in comodato e adibito a casa familiare, anche in presenza di gravi motivi di salute del comodante, è necessaria la prova dell’urgente e impreveduto bisogno, anche attraverso la CTU”.

Il contratto di comodato rientra nell’alveo dei c.d. contratti tipici, ed essenzialmente gratuito, ove le parti vengono individuate con la denominazione di comodante (il proprietario del bene) nonché il comodatario che gode della cosa (mobile oppure immobile), oggetto del contratto, però con delle limitazioni, sancite nell’art.1804 c.c.

Quando esso è stato stipulato in favore di un nucleo familiare, è qualificabile come comodato con determinazione di durata in quanto le parti hanno voluto destinare l’immobile alle esigenze abitative della famiglia e perciò conferire a tale uso il carattere implicito della durata del rapporto.

A tal riguardo, è opportuno precisare che secondo l’orientamento ormai maggioritario della Suprema Corte di Cassazione, la specificità della destinazione a casa famigliare, quale punto di riferimento e centro di interessi del nucleo famigliare, è incompatibile con un godimento contrassegnato dalla provvisorietà e dall’incertezza che caratterizzato il comodato, c.d. precario e che legittimano la cessazione ad nutum del rapporto su iniziativa del comodante.

In tal senso la Corte di Cassazione, in modo consolidato, ha sancito che quando un terzo abbia concesso in comodato un bene immobile di sua proprietà perché sia destinato a casa famigliare, il successivo provvedimento –pronunciato nel giudizio di separazione o divorzio- di assegnazione in favore del coniuge affidatario di figli minorenni o conviventi con figli maggiorenni non autosufficienti, senza loro colpa, non modifica né la natura, né il titolo di godimento sull’immobile, atteso che l’ordinamento non stabilisce, “una funzionalizzazione assoluta” del diritto di proprietà del terzo a tutela di diritti che hanno radice nella solidarietà coniugale o post coniugale, con il conseguente ampliamento della posizione giuridica del coniuge assegnatario (cfr. Cass.sez.I, Civile, 2.10.2012, n.16769, Cass.14.2.2012, n.2013, Cass.21.6.2011, n.13592, Cass.28.2.2011, n.4917, Cass.11.8.2010, n.18619, Cass.Sez.Unite, 21.7.2004, n.13603 – Tribunale di Bari, sede distaccata  di Modugno, del 20.1.2008).

Ebbene, nel caso di cui ci si occupa, Tizio e Caia in costanza di matrimonio ed in regime di comunione legale dei beni, addivenivano ad una separazione giudiziale. Il Tribunale di Bari, a tal riguardo, con provvedimento presidenziale, decideva anche sull’assegnazione della casa coniugale, attribuendola a Caia, unitamente alle figlie minori.

Si evidenzia che, l’immobile in oggetto, è stato concesso in comodato precario, ad nutum, da Sempronia, madre di Tizio.

Quest’ultima, proprietario dell’immobile, a seguito della separazione, con racc.a.r. chiede la restituzione dell’unità immobiliare per esigenze personali, ovvero per gravi problemi di salute, richiamando l’applicazione dell’art.1809 comma 2 c.c.

Atteso il mancato rilascio dell’immobile, il comodante intenta il giudizio per riottenere la disponibilità della detta unità immobiliare nei confronti di Caia, ex art.447 bis c.p.c., ponendo a fondamento della propria azione la sussistenza di un urgente ed impreveduto bisogno: patologie fisiche tali da rendere difficoltosa la deambulazione nella permanenza dell’attuale immobile occupato a causa della presenza di scale.

Di contro, Caia, costituendosi in giudizio eccepisce l’assegnazione della casa coniugale, tramite provvedimento giudiziale.

Orbene, il Tribunale adito, conformandosi all’orientamento “familiarista” delle Sez. Unite del 2004, riconoscendo appunto che “… il comodante  è tenuto a consentire la continuazione del godimento per l’uso previsto dal contratto, salva l’ipotesi di sopravvenienza di un sopravvenuto bisogno”, rilevando inoltre che il comodante ha fornito la prova dei problemi di salute, tuttavia, proprio in virtù di principio esposto secondo cui “…il bisogno deve essere, oltre che “urgente”, “impreveduto”, ossia non preventivato e non preventivamente ipotizzabile al momento della perfezione del comodato”, ha disposto la CTU finalizzata ad accertare se effettivamente le patologie riscontrate impediscono o rendono difficoltosa la possibilità di salire le scale nell’immobile occupato.

In virtù di tutto quanto esposto, si evidenzia che, in caso di esito di CTU negativo, pertanto, “in mancanza di valido motivo “urgente ed impreveduto” il giudicante riterrà il provvedimento giudiziale di assegnazione della casa coniugale, anche oltre la eventuale crisi coniugale e senza possibilità di far dipendere la cessazione del vincolo esclusivamente dalla volontà “ad nutum” del comodante, opponibile al proprietario. Il termine finale del rapporto sarà determinato non più in base all’originario contratto di comodato, ma alla stregua della disciplina del provvedimento di assegnazione”. (In tal senso N. Frivoli e M. Tarantino in “Il Contratto di Comodato nei rapporti di famiglia”, Ed. Giuffrè – Collana Officina del diritto 2014 http://www.giuffre.it/it-IT/products/24189756.html ).

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