Affidamento condiviso: il diritto del padre di occuparsi del figlio anche se in tenera età

Articolo pubblicato sul “Quotidiano Italiano” edizione di Barletta del 10 febbraio 2015

http://bat.ilquotidianoitaliano.it/attualita/2015/02/news/affidamento-condiviso-il-diritto-del-padre-di-occuparsi-del-figlio-anche-se-tenera-eta-53909.html/

La questione dei delicati equilibri da ricostruire in caso di separazione tra i genitori per tutelare al meglio l’interesse dei figli minori è al centro dell’approfondimento odierno, affidato come sempre al consulente legale barese Maurizio Tarantino. L’affidamento dei figli e le sue modalità, soprattutto quando i bambini sono molto piccoli: recenti sentenze impongono di non discriminare il ruolo del padre rispetto a quello della madre.

“Al contrario dell’affidamento congiunto, che richiede completa cooperazione fra i genitori, l’affidamento condiviso, in caso di conflitto, suddivide in modo equilibrato le responsabilità specifiche e la permanenza presso ciascun genitore,mantenendo inalterata la genitorialità di entrambi e tutelando quindi la relazione genitoriale con i figli; per meglio dire, in caso di separazione, la regola vuole che i figli vengano affidati ad entrambi i genitori (il cosiddetto “affido condiviso”) e collocati in modo prevalente presso uno dei due (di solito, la madre) con pieno diritto dell’altro a frequentarli secondo un calendario concordato dalle parti ovvero, in caso di disaccordo, stabilito dal giudice (art. 337 cod. civile).

In particolare, la legge prevede anche che l’affido possa essere disposto in maniera “esclusiva”:

– su iniziativa del giudice stesso, qualora egli ritenga che l’affidamento condiviso sia contrario all’interesse del minore: in tal caso dovrà pronunciarsi con un provvedimento motivato;  

– quando sia uno dei genitori a richiederlo ritenendolo un provvedimento a tutela del bambino.  

Tuttavia, è bene precisare che non esiste una vera e propria elencazione tassativa di circostanze idonee a giustificare la richiesta di affido esclusivo; pertanto, la loro individuazione è rimessa alla libera e discrezionale decisione del magistrato, che nel caso concreto, non solo dovrà individuare in positivo la sussistenza di una idoneità educativa del genitore affidatario attraverso una valutazione globale “della personalità, dell’attitudine, della disponibilità materiale e psicologica, dell’ambiente in cui ciascuno dei due genitori è inserito, in rapporto alle esigenze concrete, morali e affettive dei figli”, ma anche in negativo “la inidoneità del genitore che si voglia escludere dall’analogo esercizio della responsabilità genitoriale” (in tal senso Cassazione Sentenza n. 9746/90- Tribunale Milano, Sentenza  n. 2351/2014).

Premesso tutto quanto innanzi esposto, appare opportuno soffermarsi sulla delicata questione dell’affido di un bambino in tenera età.

Non di rado accade, infatti, che uno dei genitori (spesso la madre), ritenendosi l’unico in grado di comprendere appieno le esigenze dei minori (in tenera età), finisca col rendere l’affido condiviso più che altro una formalità; di conseguenza, molti padri separati si trovano così a veder calpestato il loro pieno diritto a stare con i figli dietro accordi consensuali solo apparenti.

Il problema in esame è stato recentemente affrontato dal Tribunale di Milano con decreto del 14 gennaio 2015 riferito ad un procedimento nel quale una madre intendeva limitare il diritto del padre a stare con la figlia in ragione della tenera età di quest’ultima.

In particolare, il giudice de quo ha affermato che il diritto di visita del genitore (cosiddetto “non collocatario”) non può subire limitazioni nei termini in cui spesso vorrebbe l’altro coniuge.

Secondo il Giudice, infatti,  solo esercitando il ruolo genitoriale un genitore matura e affina le proprie competenze genitoriali; il fatto che, al cospetto di una bimba di due anni, un padre non sarebbe in grado di occuparsene, è una conclusionale fondata su un pregiudizio che confina alla diversità (e alla mancanza di uguaglianza) il rapporto che sussiste tra i genitori”. Si tratta sicuramente di una decisione condivisibile soprattutto quando il genitore non collocatario deve poter godere di tempi adeguati da trascorrere con il figlio, salvo che ciò rechi nocumento al bambino. E’ ragionevole ritenere che limiti significativi alla regolamentazione degli incontri tra il padre e il minore possano essere introdotti solamente quando, dalla frequentazione, possa derivare un concreto pregiudizio per il figlio.

Diversamente si realizzerebbe una discriminazione tra ruolo materno e paterno”.

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