Assegno di divorzio: no se l’ex coniuge convive con nuovo compagno

Articolo pubblicato sul “Quotidiano Italiano” edizione di Barletta del 21 aprile 2015

http://bat.ilquotidianoitaliano.it/attualita/2015/04/news/assegno-di-divorzio-no-se-lex-coniuge-convive-con-nuovo-compagno-56965.html/

Importanti novità giurisprudenziali in materia di divorzio e, nello specifico, del diritto dell’ex coniuge a percepire l’assegno divorzile. A chiarire i vari aspetti della recente pronuncia della Suprema Corte è il consulente legale di Bari Maurizio Tarantino.

“L’assegno divorzile ha causa nello scioglimento del vincolo matrimoniale ed ha quindi, natura diversa dall’assegno di mantenimento e da quello alimentare, eventualmente concessi in sede di separazione, che presuppongono invece l’esistenza del rapporto coniugale.

L’assegno divorzile ha natura complessa:

1) una componente assistenziale, per cui è necessario valutare il pregiudizio che può causare ad uno dei coniugi lo scioglimento del vincolo matrimoniale;

2) una componente risarcitoria, per cui bisogna accertare la causa che determina la rottura del rapporto;
3) una componente compensativa, per cui è necessario valutare gli apporti di ciascun coniuge alla conduzione familiare.

L’assegno deve essere versato dal momento del passaggio in giudicato della sentenza, oppure può essere richiesto successivamente, se le condizioni di vita di uno dei divorziati lo richiedano (nell’ipotesi della sussistenza di un oggettivo stato di bisogno). È possibile rinunciare all’assegno, ma anche in questo caso, se sopraggiunge uno stato di bisogno, sarà possibile revisionare le decisioni assunte precedentemente dal tribunale.

Cosa accade se il coniuge divorziato inizia una nuova convivenza?

Preliminarmente giova ricordare che con il termine di convivenza more uxorio si indica genericamente l’unione stabile e la comunione di vita spirituale e materiale tra due persone, non fondata sul matrimonio. La famiglia di fatto, pur essendo contraddistinta dal carattere di stabilità, nasce come espressione della libera scelta dei singoli di non costituire un vincolo formale, ma di fondare il rapporto solo sul sentimento di affetto e di amore. Difatti, la decisione di creare una nuova famiglia, per quanto fuori dal matrimonio, è frutto di una libera e consapevole scelta e chi la assume deve tenere in debito conto che questa, per quanto stabile, in futuro può anche cessare, facendo salvi ovviamente i diritti dei figli eventualmente nati dall’unione.

Premesso quanto innanzi esposto, sulla questione in esame, recentemente è intervenuta la Suprema Corte di Cassazione con la pronuncia n. 6855 del 3 aprile del 2015.

Con la pronuncia in esame, la Corte, accogliendo le ragioni dell’ex marito e rigettando invece quelle dei giudici di merito che avevano ritenuto legittimo il diritto della signora alla percezione dell’assegno divorzile anche dopo aver avviato una nuova relazione affettiva con un altro uomo (avendo avuto anche un figlio), ha precisato che la formazione di una nuova famiglia di fatto da parte del coniuge divorziato determina la perdita definitiva dell’assegno divorzile.

Altra Cassazione n. 17195/2011, in un precedente orientamento, si è premurata di precisare che non si trattava di una parificazione tout court tra famiglia di fatto e nuove nozze del coniuge divorziato (matrimonio), in quanto queste ultime avrebbero l’effetto automatico di far venire meno il diritto del coniuge all’assegno divorzile. Perché si abbia il medesimo effetto – in presenza di una famiglia di fatto – è sempre necessario un accertamento giudiziale di merito, caso per caso. In tal senso, si potrebbe parlare non di un’estinzione del diritto all’assegno, bensì una sorta di “quiescenza” del diritto stesso: esso rimarrebbe come sospeso in costanza di convivenza, per riespandersi una volta che questa si interrompa. Non essendo, infatti, previsto alcun trattamento di garanzia per l’ex familiare di fatto, questo potrebbe ritrovarsi nelle condizioni originarie – possedute all’indomani del divorzio – sulle quali si era fondato il diritto all’assegno, che potrebbe così essere riproposto.

Tuttavia, è opportuno sottolineare come, la Suprema Corte, con la nuova pronuncia in commento dello scorso 3 aprile 2015 abbia superato il precedente citato orientamento (Cassazione n. 17195/2011) secondo cui al sorgere di una nuova “famiglia” vi sarebbe una sorta di «quiescenza del diritto all’assegno, che potrebbe riproporsi, in caso di rottura della convivenza tra i familiari di fatto».

Difatti,  tornando al punto centrale della questione, per la Cassazione 6855/2015 è «assai più coerente affermare che una famiglia di fatto, espressione di una scelta esistenziale, libera e consapevole da parte del coniuge, eventualmente potenziata dalla nascita di figli  dovrebbe essere necessariamente caratterizzata dalla assunzione piena di un rischio, in relazione alle vicende successive della famiglia di fatto, mettendosi in conto la possibilità di una cessazione del rapporto tra conviventi».

Dunque, concludendo, nel caso specifico, la Cassazione con tale ultima pronuncia ha ritenuto che la formazione di una nuova famiglia di fatto da parte del coniuge divorziato determina la perdita definitiva dell’assegno divorzile di cui medesimo benefici; sicché la successiva cessazione della relazione di fatto, e del relativo apporto economico, non potrebbe costituire successivo titolo per ottenere l’assegno divorzile”.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...