Assegno di divorzio, si riduce quando si ha un figlio da una nuova relazione

Articolo pubblicato sul “Quotidiano Italiano” edizione di Barletta del 22 luglio 2015

http://bat.ilquotidianoitaliano.it/attualita/2015/07/news/assegno-di-divorzio-si-riduce-quando-si-ha-un-figlio-da-una-nuova-relazione-60626.html/

L’assegno di divorzio riconosciuto al coniuge economicamente più debole è sensibile a tutte le modifiche che dovessero sopraggiungere nella vita degli ex coniugi. L’arrivo di un altro figlio da una nuova compagna, per esempio, è un evento che necessariamente “cambia le carte in tavola”. Ne parliamo con il consulente legale Maurizio Tarantino.

“L’assegno divorzile, come delineato dall’art. 10 della legge 6 marzo 1987 n. 74 intervenuta ad innovare l’art. 5 della legge 1 dicembre 1970 n. 898, è una misura di solidarietà post-coniugale. L’assegno in esame non spetta, dunque, a causa del divorzio, bensì in ragione del pregresso matrimonio. Da un punto di vista classificatorio è un effetto del matrimonio che si verifica al momento della rottura del vincolo. Dal punto di vista strutturale tale assegno può essere definito come la conseguenza patrimoniale più significativa della pronunzia di divorzio.

Quando, successivamente alla quantificazione dell’assegno di mantenimento, si verificano variazioni nella situazione economica dei coniugi, entrambi sono legittimati a richiedere una revisione dell’importo al fine di ottenere un adeguamento alla mutata condizione.

Oltre alle modifiche in termini di reddito, un altro fatto idoneo a comportare una riduzione o un aumento dell’entità dell’assegno di mantenimento, rispetto alla sentenza di separazione e divorzio o agli accordi di separazione omologati, è costituito dalla costituzione di una nuova famiglia da parte del coniuge obbligato al pagamento in favore dell’altro coniuge e dei figli, ovvero dal fatto della nascita di un ulteriore figlio, generato con un nuovo partner in seguito ad una successiva unione, anche more uxorio.

A tal proposito, è ormai pacifico che la costituzione del nuovo nucleo familiare, anche di fatto, non implica la sospensione o l’estinzione dei doveri di solidarietà e assistenza materiale stabiliti in sede di separazione. Tuttavia, tale circostanza, quando dalla nuova relazione derivi in concreto (ad esempio in presenza di figli) un peggioramento o un miglioramento delle condizioni patrimoniali del coniuge debitore, può determinare una revisione, in riduzione o in aumento, dell’importo dell’assegno di mantenimento.

Secondo un orientamento giurisprudenziale, per ragioni di tutela dei “rapporti all’interno della nuova famiglia”, occorre tenere conto in tema di revisione dell’assegno di mantenimento dell’incidenza della costituzione del nuovo nucleo familiare, per cui laddove a sostegno della richiesta di riduzione dell’assegno, “siano allegati sopravvenuti oneri familiari dell’obbligato (derivanti, nella specie, dalla nascita di figli generati dalla successiva unione), il giudice deve verificare se detta sopravvenienza determini un effettivo depauperamento delle sue sostanze, facendo carico all’istante – in vista di una rinnovata valutazione comparativa della situazione delle parti – di offrire un esauriente quadro in ordine alle proprie condizioni economico- patrimoniali” (Cass. n. 18367/2006, n. 16789/2009 e n. 17195/2011). Altro e diverso principio, invece, è stato affermato dalla giurisprudenza con riferimento ai figli della precedente relazione; invero, considerato che i nuovi oneri familiari dell’obbligato, derivanti anche dall’eventuale nascita di altri figli generati dalla successiva unione, possono incidere significativamente sulle sostanze o sulla capacità patrimoniale dell’obbligato stesso. A tal fine, pertanto, occorre una rinnovata valutazione comparativa della situazione delle parti che tenga conto altresì delle potenzialità economiche della nuova famiglia formata dall’obbligato. In particolare, il nuovo onere familiare non può determinare un allentamento dei doveri genitoriali nei confronti dei diritti economici dei figli generati in costanza del precedente nucleo familiare, per cui se il contributo di mantenimento originariamente fissato nei loro confronti corrisponda ad un importo adeguato alle necessità degli stessi, ma inferiore all’esborso che le capacità patrimoniali dell’obbligato avrebbero consentito, non può essere disposta alcuna riduzione, semmai, il contributo potrebbe essere aumentato, trovando maggiore capienza in ragione del fatto sopravvenuto della diversa capacità economica dell’obbligato, valutata anche alla luce dell’apporto del nuovo partner (Cass. n. 1595/2008).

Ebbene, premesso quanto innanzi esposto, sull’argomento in esame merita di essere citata la recentissima sentenza della Suprema Corte di Cassazione n. 14521 del 10 luglio 2015.

Nel caso in esame, in un procedimento di divorzio, la Corte d’Appello in riforma della sentenza del Tribunale, confermava l’importo dell’assegno divorzile per la moglie; in cassazione, il marito eccepiva la nascita del figlio da altra relazione e per tale motivo chiedeva la riduzione dell’assegno divorzile. A tal proposito, la Suprema Corte ha meglio precisato che nel determinare l’assegno di mantenimento da versare all’ex coniuge, il giudice deve tenere in considerazione una serie di parametri:
-la finalità dell’assegno che è quella di garantire, al beneficiario, lo stesso tenore di vita di cui quest’ultimo aveva goduto durante il matrimonio;
-effettive e concrete possibilità economiche del soggetto onerato: se il marito non può permettersi somme esagerate (magari per maggiori spese che dovrà sostenere, come nel caso del canone di affitto), l’assegno può essere ridotto;
-l’eventuale nuova convivenza stabile del beneficiario dell’assegno, che può comportare – per orientamento ormai stabile della Cassazione – la revoca dell’assegno stesso. Quindi il giudice è libero di dare maggiore o minore peso a una di queste tre circostanze, secondo il suo convincimento.

Alla luce delle considerazioni innanzi esposte, sembra che sia ormai prassi di molti tribunali ridurre l’assegno di mantenimento tutte le volte in cui il soggetto obbligato al versamento abbia avuto un nuovo figlio da una successiva relazione; pertanto, il coniuge avrà comunque diritto all’assegno divorzile, ma per la quantificazione il giudice dovrà tenere in considerazione il fatto oggettivo della nascita di un figlio di altra relazione, in conseguenza del quale insorge in capo al padre il relativo obbligo di mantenimento”.

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