Condominio, il disabile ha diritto alla costruzione di un ascensore

Articolo pubblicato sul “Quotidiano Italiano” edizione di Barletta del 20 agosto 2015

http://bat.ilquotidianoitaliano.it/attualita/2015/08/news/condominio-il-disabile-ha-diritto-alla-costruzione-di-un-ascensore-61747.html/

Nell’ambito di un condominio, il concetto di disabilità deve estendersi a ricomprendere anche soggetti con difficoltà motorie come la persona anziana, nonché, più semplicemente, colui che, magari a seguito di un infortunio, si trova temporaneamente limitato nei movimenti. La comoda accessibilità agli spazi assume primaria importanza perché consente di continuare a godere della propria autonomia e, soprattutto, della propria casa.

Un problema, quindi, che deve sensibilizzare tutti, ma che non sempre, nella pratica condominiale, trova ascolto: basti pensare alle non poche difficoltà che spesso si è costretti ad affrontare in assemblea per convincere i condomini a deliberare l’esecuzione anche di minime opere necessarie per eliminare quegli ostacoli che il disabile non riesce a superare, se non con estrema difficoltà. Affrontiamo l’argomento grazie al contributo del consulente legale di Bari Maurizio Tarantino.

“L’impianto di ascensore costituisce dunque uno degli interventi volti ad eliminare una barriera architettonica, rendendo possibile ai soggetti con difficoltà motorie che abitano l’immobile o che lo frequentano una migliore vita di relazione interpersonale.

Da tempo la legge del 9 gennaio 1989 n. 13 aveva stabilito chesia i nuovi edifici sia quelli già esistenti devono essere adattati alle esigenze dei portatori di handicap; una legge che aveva segnato un radicale mutamento di prospettiva rispetto al modo stesso di affrontare i problemi delle persone affette da invalidità, considerati ora quali problemi non solo individuali, ma tali da coinvolgere l’intera collettività. Spetta in prima battuta all’assemblea decidere di intervenire per eliminare le barriere architettoniche presenti nel condominio.

Attualmente, nell’ambito del condominio il legislatore, con la riforma introdotta dalla legge 220/2012, in particolare con l’introduzione di un nuovo secondo comma all’art. 1120 c.c., ha ritenuto di aumentare il quorum necessario per assumere le relative delibere, richiedendo ora, sia in prima che in seconda convocazione, il voto favorevole espresso dalla maggioranza degli intervenuti in assemblea e almeno la metà del valore millesimale dell’edificio. Ne consegue che le delibere volte a favorire i disabili in condominio richiedono ora, sia in prima che in seconda convocazione, il voto favorevole della maggioranza degli intervenuti in assemblea, in rappresentanza di almeno 500/1.000. Qualora le opere finalizzate al superamento delle barriere vengano deliberate dall’assemblea, alla spesa devono contribuire, in proporzione ai millesimi di proprietà, i soli condomini della scala interessata all’intervento, ai sensi del terzo comma dell’art. 1123 c.c.

Dal punto di vista giurisprudenziale, giova ricordare che l’ascensore può essere installato, sempre nel rispetto dei citati limiti, a cura e spese di uno o più condomini. Al riguardo, il Tribunale di Ascoli Piceno (sentenza del 21/2/2005) e la Cassazione Civile (sentenza n. 14786 del 14/6/2009)  hanno però ritenuto illegittima l’installazione, ad opera di alcuni condomini, di un ascensore nella chiostrina dell’edificio, perché oltre a comportare a loro esclusivo vantaggio ed esclusiva occupazione di parte di essa, nell’un caso la cabina sarebbe stata posizionata a meno di trenta centimetri dalle finestre di alcuni condomini, mentre nell’altro avrebbe privato il vano scale di aria e luce. In passato, diversamente dall’orientamento esposto, la stessa Cassazione (sentenza n. 3508 del 10/4/1999) aveva considerato legittima l’installazione dell’ascensore nella tromba delle scale, a cura e spese di un condomino che lo aveva messo a disposizione degli altri condomini.
Orbene, premesso quanto innanzi esposto, sull’argomento in esame merita di essere citata la recentissima pronuncia della Suprema Corte di Cassazione n. 16486 del 5 agosto 2015.

Nel caso in esame, i ricorrenti avevano contestato il contenuto e la validità di una delibera dell’assemblea condominiale che aveva statuito circa “la costruzione di un ascensore nel vano scale, mediante taglio e riduzione della larghezza della scala condominiale” per agevolare un condomino disabile. Per i ricorrenti, la costruzione dell’ascensore, considerata innovazione di cosa comune, necessitava di essere decisa con una maggioranza qualificata pari a 666,6 millesimi e dunque non poteva essere approvata con il voto favorevole di tanti condomini rappresentanti 608,33 millesimi e con il loro dissenso come in realtà avvenuto.

Sul punto la Suprema Corte di Cassazione nel respingere il ricorso, diversamente dal precedente orientamento innanzi esposto, ha evidenziando come in tema di condominio degli edifici, il concetto di inservibilità della cosa comune “non può consistere nel semplice disagio subito rispetto alla sua normale utilizzazione – coessenziale al concetto di innovazione – ma è costituito dalla concreta inutilizzabilità della res communis secondo la sua naturale fruibilità”.

I giudici richiamano, inoltre, il principio di solidarietà condominiale, secondo cui la coesistenza di più unità immobiliari in un unico fabbricato rende necessario un contemperamento degli interessi per consentire una pacifica convivenza, tra i quali deve includersi anche “quello delle persone disabili all’eliminazione delle barriere architettoniche, oggetto, peraltro, di un diritto fondamentale che prescinde dall’effettiva utilizzazione, da parte di costoro, degli edifici interessati”.

Pertanto è consentita l’installazione di un ascensore, in quanto diretto ad eliminare le barriere architettoniche, mediante delibera assunta con maggioranza speciale in deroga a quella qualificata prevista dal codice civile (ossia il 50%+1 degli intervenuti rappresentanti almeno 2/3 del valore dell’edificio). Infatti, quando si parla di soggetti “deboli” ovvero “protetti” (es. portatori di handicap), è sufficiente la maggioranza (50%+1) degli intervenuti rappresentanti almeno la metà (1/2) del valore dell’edificio.

Alla luce delle considerazioni innanzi esposte, conformemente al recentissimo orientamento giurisprudenziale, pur considerando l’eccezionalità alla regola dell’applicabilità delle norme sulle distanze in campo condominiale, a tal proposito è ormai pacifico ritenere che un condominio con disabili, valutate le circostanze del caso, è obbligato a installare un ascensore anche se toglie molto spazio al corpo scala.

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