In vacanza con gli animali: nessun divieto per i cani sulle spiagge libere

Articolo pubblicato sul “Quotidiano Italiano” edizione di Barletta del 01 agosto 2015

http://bat.ilquotidianoitaliano.it/attualita/2015/08/news/in-vacanza-con-gli-animali-nessun-divieto-per-i-cani-sulle-spiagge-libere-61186.html/

Ad oggi non esiste una precisa legislazione che regoli a livello nazionale l’accesso degli animali sul demanio marittimo. In mancanza di espresso divieto comunale e della locale capitaneria, per gli amici quattrozampe vale la regola generale dei luoghi pubblici: guinzaglio e/o museruola ove prescritto.

Nonostante ciò, il vuoto legislativo lasciato da questa situazione ha dato adito a molti fraintendimenti, pertanto è importante fare riferimento sempre e comunque alle leggi o alle ordinanze regionali perché esse danno facoltà alle Amministrazioni comunali o alla Capitaneria di Porto di regolare in autonomia le zone e le modalità con cui gli animali posso accedere alle spiagge.

Approfondiamo l’argomento con il consulente legale barese Maurizio Tarantino.

“A tal proposito per poter vietare l’ingresso ai bagnanti che hanno con sé il proprio cane è necessario che i comuni emettano un’ordinanza di divieto e che tale divieto sia motivato; essa, inoltre, deve specificare l’estensione oraria di tale divieto, deve essere firmata dal sindaco, da un assessore delegato o dal comandante dei vigili urbani e deve essere pubblicata sugli albi pretori dei singoli comuni.
Ed ancora, i cartelli che prevedono il divieto devono recare sul retro il numero dell’ordinanza comunale di riferimento e la relativa data di scadenza, altrimenti seppure in presenza di una ordinanza regolarmente firmata, il divieto è da considerarsi nullo.

Orbene, alla luce delle considerazioni innanzi svolte, tuttavia, sembra che finalmente le istituzioni abbiano affrontato meglio il problema in esame, in particolare con la recentissima pronuncia del TAR di Lazio n.9302 del 10 luglio 2015.

Il caso riguarda una ordinanza con cui il Comune di Anzo vietava ai proprietari di animali l’accesso alle spiagge libere durante la stagione balneare 1 maggio – 30 settembre, indicando che tale divieto era escluso nelle aree di accoglienza appositamente attrezzate senza peraltro aver mai individuato le aree preposte all’indicato fine.

Secondo l’esposizione dei ricorrenti, l’ordinanza gravata non conterrebbe una adeguata motivazione in ordine ai presupposti che sono stati posti a base del divieto assoluto di conduzione di animali sulle spiagge libere: sia che si tratti di ragioni legate all’igiene che di ragioni legate alla sicurezza dei bagnanti, esse si sarebbero potute adeguatamente tutelare attraverso specifiche disposizioni sui comportamenti dei padroni degli animali. Proprio sul punto in esame il TAR dà ragione ai ricorrenti.

In ogni caso, spiegano i giudici, la motivazione del provvedimento avrebbe dovuto contenere una specifica giustificazione delle misure adottate, che consentisse di verificare il rispetto del principio di proporzionalità, poiché l’Autorità comunale avrebbe dovuto individuare le misure comportamentali ritenute più adeguate,piuttosto che porre un divieto assoluto di accesso alle spiagge. Di fatto tale limitazione alla libertà personale costituirebbe un limite non consentito alla libera circolazione degli individui. Il provvedimento impugnato è, quindi, illegittimo sotto il connesso profilo della violazione del principio di proporzionalità, che impone alla pubblica amministrazione di optare, tra più possibili scelte ugualmente idonee al raggiungimento del pubblico interesse, per quella meno gravosa per i destinatari incisi dal provvedimento, onde evitare agli stessi ‘inutili’ sacrifici.

Sulla stessa linea d’onda è il TAR di Reggio Calabria con la pronuncia n. 2254 del 28.05.2014. Secondo il giudice calabrese, gli enti devono individuare tratti di spiaggia libera dove consentire l’accesso ai conduttori di animali con disposizioni idonee a garantire decoro, igiene e pulizia. Un divieto generalizzato, infatti, sarebbe eccessivamente costrittivo sia per i poveri animali (costretti d’estate a patire il caldo) sia per i relativi padroni (che avrebbero il problema di affidare il proprio amico a quattrozampe durante le giornate estive).

Diverso, invece, è il discorso per le spiagge date in concessione, quelle cioè dove vi sono i lidi ed è necessario pagare per conquistare una sdraio o un lettino. In tali casi, attese le finalità turistico-ricettive dei pubblici esercizi, tali aree sono interdette ai cani se vi è specifica richiesta del gestore e presa d’atto dell’amministrazione.

Alla luce di tutto quanto innanzi esposto, si evidenzia che nelle spiagge di libera balneazione, l’ordinanza restrittiva deve essere motivata e deve giustificare le ragioni per cui non siano possibili soluzioni alternative al rispetto dell’igiene pubblica; in mancanza, l’ordinanza può essere considerata illegittima”.

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