Inquinamento acustico: come tutelarsi dall’eccesso di rumore

Articolo pubblicato sul “Quotidiano Italiano” edizione di Barletta del 14 marzo 2015

http://bat.ilquotidianoitaliano.it/attualita/2015/04/news/inquinamento-acustico-come-tutelarsi-dalleccesso-di-rumore-56703.html/

Alcune situazioni quotidiane appaiono più dannose per la nostra salute e per quella dell’ambiente circostante rispetto ad altre, ma non tutte le forme di inquinamento producono effetti “immediatamente” rilevabili, anche se il fattore tempo in tali problematiche è una variabile difficile da “quantificare”. Una delle forme di inquinamento di cui poco si discute è l’inquinamento acustico per il quale l’ordinamento giuridico garantisce la salvaguardia delle persone mediante l’applicazione dell’art. 844 del Codice Civile e di limiti di rumorosità. Ne abbiamo parlato con il consulente legale di Bari Maurizio Tarantino.

“L’articolo 844 del codice civile recita testualmente: «Il proprietario di un fondo non può impedire le immissioni di fumo o calore, le esalazioni, i rumori, gli scuotimenti e simili propagazioni derivanti dal fondo del vicino, se non superano la normale tollerabilità, avuto riguardo alla condizione dei luoghi. Nell’applicare questa norma l’autorità giudiziaria deve contemperare le esigenze della produzione con le ragioni della proprietà. Può tener conto della priorità di un determinato uso».

Orbene, la norma appare oltremodo flessibile in quanto contiene un elenco esemplificativo delle immissioni suscettibili di divieto; l’inciso “e simili propagazioni”, poi, può essere utilizzato come un vero e proprio grimaldello per scardinare ipotesi non inizialmente tutelate.

Tradizionalmente, per immissioni, possono intendersi tutte quelle intrusioni di tipo immateriale (fumo, calore, esalazioni, rumori, scuotimenti e consimili) che derivano direttamente o indirettamente dall’attività del proprietario di un fondo e che finiscono per interferire e confliggere in senso deteriore col diritto di proprietà del vicino limitando, se non addirittura impedendo (nei casi più gravi), il legittimo e pieno godimento della proprietà.

Il concetto di immissioni ha subito, nel tempo, un’espansione della propria portata precettiva. Mentre, in origine, veniva tutelata la proprietà e la produzione, attualmente lo stesso concetto, interpretato alla luce degli artt. 2, 32 e 42 della Costituzione, impone di inquadrare il fenomeno delle immissioni nel più ampio contesto della tutela dei diritti inviolabili accordati al cittadino. La tollerabilità delle immissioni, quindi, non incontra più un limite nella tutela della produzione, ma deve misurarsi in modo da contemperare i diversi interessi in gioco quali la proprietà, la salute e l’ambiente.  Codice civile e Costituzione, quindi, sembrano operare su piani diversi; il primo tutela la proprietà e la produzione, la seconda garantisce la salvaguardia dei beni primari della vita quali la salute e l’ambiente. 

Premesso quanto innanzi esposto, giova ricordare quanto statuito recentemente dalla giurisprudenza di legittimità sul concetto di immissioni in materia condominiale.

In particolare la Cassazione Civile n. 23283 del 31 ottobre 2014, in materia di rumori provenientidall’impianto di riscaldamento condominiale, ha precisato che l’art.844 c.c. è uno strumento di tutela che consente di ottenere la cessazione del comportamento lesivo oltre al risarcimento del danno conseguente alla lesione del diritto di proprietà nonché “al risarcimento del danno non patrimoniale ove siano stati lesi i valori della persona, in particolare, della salute di chi ha il diritto di godere il bene compromesso dall’emissione”. Per meglio dire, il superamento di per sé dei limiti di tollerabilità stabiliti per legge integra ipso iure la colpa; e se da ciò deriva un danno a terzi che è sicuramente ingiusto e fonte di responsabilità.

Ed ancora, sull’argomento in esame, la Corte con la pronuncia n. 6786 del 2 Aprile 2015 si è espressa sul concetto di “normale tollerabilità”, nei rapporti di vicinato, della rumorosità prodotta dal condizionatore d’aria.Al riguardo, si evidenzia che l’installazione di condizionatori d’aria negli edifici condominiali pone spesso una serie di problematiche legate alla collocazione dell’unità esterna dell’apparecchio, in ragione sia di eventuali pregiudizi cagionati all’estetica dell’immobile interessato sia delle immissioni rumorose che ne derivano. Nella questione in esame, la Corte rimarca come il concetto di proprietà è tutelata nella sua interezza, “con riferimento alle multiformi esigenze di vita e di piena fruibilità del bene e non dunque solo alla tutela della salute in quanto tale”. E’ fondamentale dunque, in sede processuale, delineare questa soglia di normale tollerabilità, onde valutare se effettivamente sia stata superata.

Alla luce di quanto esposto, conformemente ai principi delineati dalla Corte di Cassazione, si sottolinea come appare di notevole importanza “il benessere acustico”. Attualmente, è stata evidenziato che il rumore è ormai riconosciuto come una grave minaccia per il benessere psico-fisico dell’individuo. In ragione di ciò, si è elevato il grado di attenzione sia per quanto riguarda l’inquinamento dell’ambiente esterno sia per quello interno: un eccessivo inquinamento acustico incide negativamente sul comfort abitativo, e causa difficoltà di concentrazione e disturbi del sonno fino a provocare addirittura serie patologie. Il benessere acustico, quindi, risulta essere quella condizione in cui un soggetto non sia disturbato nella sua attività dalla presenza di altri suoni e non subisca danni all’apparato uditivo provocati da un’esposizione più o meno prolungata a fonti di rumore. In relazione al tipo di ambiente e all’attività svolta nello stesso, un livello sonoro viene definito di normale tollerabilità, laddove la soglia massima di rumore è ritenuta accettabile se non provoca disagio al soggetto coinvolto. Quindi, l’interpretazione del concetto di normale tollerabilità deve avvenire in senso ampio, pur mantenendo un collegamento alla norma costituzionale che provvede alla tutela della salute.

Per completezza dell’argomento in esame, si segnala, infine, la decisione del Tribunale di Lucca del 10 gennaio 2014 n. 40 che ha riconosciuto, in favore della parte lesa, un risarcimento del danno non patrimoniale c.d. biologico  affermando che il superamento dei limiti di tollerabilità delle immissioni può essere apprezzato quale danno ingiusto, oltre che a fini inibitori, a fini risarcitori, unitamente alla presenza degli altri elementi del giudizio aquiliano, se risulta provato che i danneggiati, in conseguenza delle immissioni rumorose subite, abbiano riportato danni alla loro integrità psico-fisica risarcibili ai sensi dell’art. 32 Cost. e art. 2059 c.c.”

 

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