Separazione e figli minori: il diritto dei bambini alla bigenitorialità

Articolo pubblicato sul “Quotidiano Italiano” edizione di Barletta del 24 marzo 2015

http://bat.ilquotidianoitaliano.it/attualita/2015/03/news/separazione-e-figli-minori-il-diritto-dei-bambini-alla-bigenitorialita-55923.html/

Cosa accade se il genitore non rispetta gli accordi assunti in sede di separazione o divorzio? Spesso, infatti, il conflitto tra i coniugi ha riflessi molto negativi sulla gestione del rapporto con i figli minori, vittime innocenti di tali spiacevoli situazioni. Cosa dispone la legge e la giurisprudenza a tutela del diritto dei figli a un rapporto sereno con entrambi i genitori? Risponde Maurizio Tarantino, consulente legale di Bari.

“In pendenza del giudizio di separazione o di divorzio, l’articolo 709-ter del codice di procedura civile ha previsto che l’autorità giudiziaria in caso di “…gravi inadempienze o di atti che comunque arrechino pregiudizio al minore od ostacolino il corretto svolgimento delle modalità dell’affidamento, può modificare i provvedimenti in vigore e può, anche congiuntamente: 1) ammonire il genitore inadempiente; 2) disporre il risarcimento dei danni, a carico di uno dei genitori, nei confronti del minore; 3) disporre il risarcimento dei danni, a carico di uno dei genitori, nei confronti dell’altro; 4) condannare il genitore inadempiente al pagamento di una sanzione amministrativa pecuniaria, da un minimo di 75 euro a un massimo di 5.000 euro a favore della Cassa delle ammende”.

Ebbene, con la norma in esame, il legislatore ha voluto tutelare il diritto soggettivo del figlio minore alla bigenitorialità mediante due tipologie di interventi del Giudice, distinti ed autonomi gli uni dagli altri.

Il primo intervento consiste nella soluzione delle controversie insorte tra i genitori in ordine all’esercizio della potestà genitoriale o delle modalità di affidamento della prole e si conclude con l’adozione di«provvedimenti opportuni». È evidente che, in questo modo, il legislatore ha tutelato il diritto del figlio minore di ricevere cura, educazione ed istruzione da parte di entrambi i genitori, prevedendo uno strumento processuale in base al quale dovrebbe impedirsi ad uno dei genitori, in ipotesi di contrasto con l’altro, di assumere, unilateralmente, le decisioni di maggiore interesse per la vita dei figli, (ad es., relative alla scelta della scuola, al trasferimento della residenza ovvero alle terapie mediche da far seguire al minore). A tal proposito, la Corte di Cassazione con l’ordinanza del 3 aprile 2007 n. 8362 ha meglio chiarito che il principio di bigenitorialità introdotto dalla legge n. 54 del 2006 “trova attuazione, per un verso, attraverso l’indicazione di una preferenza verso l’affidamento condiviso, e, per l’altro verso, in un modello di esercizio della potestà, ancorato al principio di responsabilità genitoriale, il quale si specifica mediante la previsione di una continuità di condivisione educativa”.

Il secondo intervento consiste, invece, nel garantire l’attuazione e l’osservanza del provvedimento di affidamento dei figli, a prescindere dall’esistenza di una controversia tra i genitori (che, pertanto, non è necessaria), ove si siano già verificate delle inadempienze o delle violazioni, da parte di uno di loro, e si conclude con l’eventuale modifica dei provvedimenti in vigore e con la possibile adozione, anche congiunta, delle misure coercitive previste nel secondo comma dell’art. 709-ter c.p.c.

In quest’ultimo caso, la disposizione normativa in esame rappresenta un forte incentivo a correggere eventuali comportamenti inappropriati posti in essere da uno dei genitori, tenuto conto che il Giudice, accertata la grave inadempienza o violazione, potrà modificare il provvedimento in vigore (ad es., modificando il collocamento prevalente della prole ovvero il regime di affidamento, da condiviso ad esclusivo, o, ancora, introducendo il mantenimento indiretto in sostituzione di quello diretto) e potrà ricorrere al sistema di pressione psicologica (coercizione indiretta), mediante l’applicazione di una misura sanzionatoria e/o risarcitoria.

In virtù di tutto quanto innanzi esposto, giova ricordare quanto statuito recentemente dalla Suprema Corte di Cassazione con la pronuncia n. 3810 del 25/02/2015.

Nella vicenda in esame, in primo grado, il Tribunale adito, nel pronunciare la separazione personale dei coniugi, aveva previsto l’affido congiunto delle figlie minorenni, fissando la domiciliazione presso la madre. Inoltre, in considerazione dei rapporti non armoniosi tra i due coniugi, ai sensi dell’art. 709 ter c.p.c.“ammoniva entrambe le parti ad agevolare il rapporto delle bambine con l’altro genitore, scongiurando atteggiamenti che potessero ostacolare il corretto svolgimento delle modalità del loro affidamento”.

La sentenza di appello, invece, visto l’atteggiamento ostruzionistico della madre (che non aveva mai permesso alle figlie di dormire con il padre), stabiliva nel dettaglio le modalità di frequentazione e condannava la donna al pagamento di mille euro. Pertanto, la Corte di Cassazione 3810/2015, conformemente a quanto statuito in appello, legittimamente respingeva il ricorso della madre, confermando la condanna della donna al pagamento alla cassa delle ammende di una somma a titolo di sanzione per aver ostacolato il diritto dell’ex marito a far visita alle figlie minorenni.

Concludendo, alla luce del principio in esame, si evidenzia che il genitore affidatario ha il dovere morale e giuridico di consentire il riavvicinamento dei figli con il padre agevolando le frequentazioni con lo stesso.

I rapporti conflittuali tra ex coniugi non devono intaccare il rapporto sereno ed equilibrato tra genitori e figli, in quanto, il genitore che esercita un comportamento ostruzionistico verso l’altro non solo assume un atteggiamento diseducativo ma crea notevoli danni al percorso di crescita dei figli”.

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