Vacanza rovinata: quando spetta il risarcimento del danno

Articolo pubblicato sul “Quotidiano Italiano” edizione di Barletta del 29 agosto 2015

http://bat.ilquotidianoitaliano.it/attualita/2015/08/news/vacanza-rovinata-quando-spetta-il-risarcimento-del-danno-61984.html/

Il ritardo dell’aereo, la perdita del bagaglio, strutture alberghiere, residence o case vacanze che non rispecchiano quanto promesso sono tutti disagi che possono rovinare il soggiorno e compromettere l’intero viaggio. E’ importante, quindi, sapere cosa, quando e a chi rivolgersi per richiedere il rimborso della vacanza rovinata. In particolare entro quanto tempo occorre presentare la richiesta prima che vada in prescrizione e qual è il significato di danno da vacanza rovinata. Ci spiega tutto Maurizio Tarantino, consulente legale di Bari.

“Orbene, il danno da vacanza rovinata rappresenta una tipologia di danno che non comporta necessariamente una perdita patrimoniale per il turista-consumatore, ma costituisce fonte di stress, turbamento psicologico derivante dagli inadempimenti agli obblighi contrattuali assunti dall’organizzatore (ad esempio le sistemazioni alberghiere, i servizi offerti di livello inferiore rispetto a quello promessi al momento dell’acquisto del pacchetto turistico).

Tale danno è il pregiudizio del turista che deriva dalla lesione del suo interesse di godere in modo pieno di un viaggio organizzato come occasione di piacere, svago, riposo senza soffrire il disagio psicofisico che accompagna la mancata realizzazione in tutto o in parte del programma previsto.

Dal punto di vista legislativo, la prima regolamentazione del danno da vacanza rovinata è stata fornita dallaConvenzione di Bruxelles recepita in Italia dalla legge 27 dicembre 1977 n. 1082 cui ha fatto seguito la direttiva 90/314, concernente i viaggi, le vacanze ed i circuiti tutto compreso, recepita dal d.lgs. n. 111/1995, confluito nel Codice del Consumo.

In particolare la Convenzione di Bruxelles statuisce che l’organizzatore di viaggi risponde di qualunque pregiudizio causato al viaggiatore a motivo dell’inadempimento totale o parziale dei suoi obblighi di organizzazione quali risultano dal contratto o dalla convenzione stessa, salvo che egli non provi di essersi comportato da organizzatore di viaggi diligente.

Con l’introduzione del Codice del Turismo nel 2011 il legislatore ha:
individuato le cause che possono dar luogo al danno da vacanza rovinata nell’inadempimento o inesatta esecuzione delle prestazioni che formano oggetto del pacchetto turistico;
specificato che l’inadempimento non deve essere di scarsa importanza;
definito il danno da vacanza rovinata collegandolo al tempo di vacanza inutilmente trascorso ed all’irripetibilità dell’occasione perduta.

Nel danno di vacanza rovinata sono risarcibili due voci di danno:
1. danno patrimoniale per gli esborsi economici sostenuti;
2. danno esistenziale o morale (causato da delusione e stress subiti a causa del disservizio).

Quindi, il pregiudizio psicologico è inteso come mancato guadagno sul piano del benessere e della qualità della vita che avrebbe potuto apportare la vacanza, oltre ai patimenti direttamente legati all’infortunio subito che ha impedito al turista di conseguire gli obiettivi di svago e riposo.

Il danno da vacanza rovinata, pertanto, costituisce una specie particolare rispetto ai danni alla persona, intesi come danni alla sfera fisica del soggetto leso, ed ai danni di natura patrimoniale.

In sostanza, le occasioni di svago e di relax sono fatte rientrare  negli interessi non patrimoniali, risarcibili ai sensi dell’art. 2059 c.c. che ammette il risarcimento di qualunque lesione non economica posta a tutela dei diritti costituzionalmente garantiti. Invero, il danno in oggetto è un inadempimento del tour operator cui consegue il diritto del consumatore ad un risarcimento di danno diverso e ulteriore rispetto a quello patrimoniale, in quanto il contratto di acquisto del viaggio è stato stipulato in vista di una utilità come il riposo, lo svago e la fuga dalla realtà quotidiana.

Dal punto di vista giurisprudenziale, la risarcibilità del danno da vacanza rovinata è stata affermata per la prima volta dalla Corte di Giustizia Europea, sentenza del 12/03/2002 n° C-168/00 che sanciva il risarcimento del danno, non quale diritto dell’uomo, ma volto a tutelare la concorrenza del mercato europeo dal momento che le diverse disposizioni sul danno patrimoniale provocavano una distorsione della concorrenza tra le imprese di viaggio dei diversi paesi europei. I giudici italiani hanno riconosciuto la lesione dell’interesse del turista a godere pienamente del viaggio.

Ed ancora, seguendo le indicazioni della citata Corte di Giustizia Europea, la Corte di Cassazione con la pronuncia n. 7256 del 11.05.2012 ha fatto un ulteriore passo in avanti, ed ha ritenuto sufficiente la prova fornita dai turisti circa l’inadempimento dell’operatore turistico ai fini del riconoscimento del danno morale da vacanza rovinata. Per meglio dire, la prova del danno non patrimoniale da “vacanza rovinata” – affermano i giudici- inteso come disagio psico-fisico conseguente alla mancata realizzazione, in tutto o in parte, della vacanza programmata, può essere fornita dal viaggiatore dimostrando l’inadempimento del contratto di pacchetto turistico. Non sono una valida prova diretta gli stati psichici dell’attore, desumibili, peraltro, dalla mancata realizzazione della “finalità turistica” e dalla concreta realizzazione della “finalità turistica” e dalla concreta regolamentazione contrattuale delle attività e dei servizi prestati, essenziali alla realizzazione dello scopo vacanziero.

Per meglio dire, circa l’onere della prova è sufficiente sottolineare che si è in presenza di un danno di natura contrattuale e, conseguentemente:

il turista è tenuto a provare il contratto di viaggio allegando le circostanze dell’inadempimento di controparte (fotografie dei luoghi che dimostrino che l’inadempimento è conseguente alla mancata coincidenza tra il contratto ed il servizio offerto);
il tour operator deve provare, invece, l’avvenuto adempimento del contratto.
Alla luce di tutto quanto innanzo esposto, si evidenzia che la quantificazione del danno sarà stabilita in via equitativa dal giudice, qualora quest’ultimo individui la lesione della finalità turistica e di svago tipica della vacanza. Pertanto, in ogni caso, anche se il Codice del Turismo e la giurisprudenza tutelano i consumatori, è bene stipulare anche le giuste assicurazioni di viaggio per garantirsi un risarcimento in caso di danni o imprevisti.

Concludendo, il primo passo per il turista è quello di provare a far valere le proprie ragioni sul posto di vacanza, formulando un reclamo al rappresentante locale del tour operator. 

Se questa strada è stata percorsa senza risultato, una volta tornato a casa, e comunque non oltre i dieci giorni, il consumatore può denunciare, per iscritto e tramite raccomandata con ricevuta di ritorno, al tour operator, l’inesatto adempimento e le difformità dagli standard qualitativi del servizio promessi o pubblicizzati e chiedere quindi un indennizzo. Altra cosa importante sono i termini entro i quali far valere le proprie ragioni. In particolare il termine è di un anno dal rientro dalle vacanze per intentare la causa per i danni derivanti dall’inesatto adempimento o inesatta esecuzione della prestazione; tale termine sale però a tre anni per le lesioni personali”.

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