Lavoro e licenziamento: differenza tra scarso rendimento e troppe assenze per malattia

Articolo pubblicato sul “Quotidiano Italiano” edizione di Barletta del 14 settembre 2015

http://bat.ilquotidianoitaliano.it/attualita/2015/09/news/lavoro-e-licenziamento-differenza-tra-scarso-rendimento-e-troppe-assenze-per-malattia-62566.html/

Argomento attuale e di particolare interesse (soprattutto a livello giurisprudenziale), in materia di licenziamento individuale, è quello della differenza tra licenziamento per scarso rendimento e licenziamento per superamento del periodo di comporto.

Cerchiamo di comprendere meglio la questione grazie al contributo del consulente legale di Bari Maurizio Tarantino.

“Per scarso rendimento si intende una violazione del dovere di diligenza del lavoratore che può configurare un’ipotesi di giustificato motivo soggettivo di licenziamento.

Perché ciò accada, però, il datore di lavoro deve provare non solo il mancato raggiungimento del risultato atteso, ma anche che la causa di esso derivi da negligente inadempimento degli obblighi contrattuali da parte del lavoratore nella sua normale prestazione.

Il datore di lavoro, pertanto, è legittimato a licenziare un proprio dipendente per scarso rendimento qualora sulla base della valutazione complessiva dell’attività lavorativa svolta dal lavoratore venga provata una violazione della diligente collaborazione dovuta dal dipendente, così come pure è legittimo il licenziamento per scarso rendimento nel caso in cui il lavoratore manifesti un atteggiamento negligente protratto nel tempo e non modificato a seguito dei richiami dei suoi superiori. (In tal senso Cass. Civile del 1 dicembre 2010 n. 24361).

A tal proposito giova ricordare che l’ipotesi dello scarso rendimento è diversa e separata da quello delle ripetute assenze per malattia, che possono, se del caso, essere prese in considerazione solo qualora determinino inabilità al servizio.

Invero, è da escludersi che in sede di valutazione del comportamento del lavoratore riconducibile a scarso rendimento, possa tenersi conto, oltre che delle diminuzioni di rendimento determinate da imperizia, incapacità e negligenza, anche di quelle determinate da assenze per malattia.

Inoltre, mentre lo scarso rendimento è caratterizzato da colpa del lavoratore, non altrettanto può dirsi per le assenze dovute a malattia.

Per meglio dire, è noto che, in caso di malattia, il dipendente ha diritto alla conservazione del posto di lavoro per tutto il periodo di comporto previsto dal CCNL di categoria applicato al rapporto di lavoro.

Secondo la giurisprudenza, Cass. Civile sentenza n. 16472 del 5 agosto 2015, in caso di reiterate assenze dal lavoro dovute a malattia, il datore di lavoro non può licenziare il dipendente per scarso rendimento: in tali casi, il licenziamento può essere intimato solo e unicamente per superamento del periodo di comporto (c.d. tempo massimo di malattia consentito dalla contrattazione collettiva); difatti, in tale fattispecie, non possono essere utilizzate altre motivazioni, come il giustificato motivo soggettivo inteso come quel notevole inadempimento degli obblighi contrattuali del prestatore di lavoro o ragioni inerenti all’attività produttiva e all’organizzazione.

Ebbene, a tal proposito, alla luce delle argomentazioni svolte, sull’argomento in esame merita di essere citata la recentissima pronuncia della Suprema Corte di Cassazione n. 17436 del 2 settembre 2015.

Secondo i giudici, il licenziamento per scarso rendimento è comunque una ipotesi ben diversa e separata da quella delle ripetute assenze per malattia. Le uniche diminuzioni di rendimento che può prendere in considerazione l’azienda ai fini del licenziamento sono quelle determinate da imperizia, incapacità, negligenza, ma non anche quelle determinate da assenze per malattia. Di talché, in ipotesi di reiterate assenze del dipendente per malattia “il datore di lavoro non può licenziarlo per giustificato motivo, motivando tale drastica scelta sulla base della mancanza di formazione e competenza determinata proprio dalla costante lontananza dal luogo di lavoro. L’azienda può disporre il licenziamento solo dopo che si sia esaurito il periodo di comporto fissato dal contratto collettivo nazionale di lavoro, oppure, in difetto, determinato secondo equità”.

Alla luce delle considerazioni innanzi esposte, conformemente al citato orientamento giurisprudenziale, si evidenzia che è illegittimo il licenziamento del lavoratore per scarso rendimento se questi è stato assente per malattia per troppo tempo. In tale ipotesi di reiterate assenze del dipendente per malattia, il datore di lavoro non può licenziarlo per giustificato motivo, ma potrà, successivamente, solo esercitare il recesso dopo che si sia esaurito il periodo di comporto”.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...