Separazione, mancato pagamento dell’assegno di mantenimento: le conseguenze

Articolo pubblicato sul “Quotidiano Italiano” edizione di Barletta del 21 settembre 2015

http://bat.ilquotidianoitaliano.it/attualita/2015/09/news/separazione-mancato-pagamento-dellassegno-di-mantenimento-le-conseguenze-62883.html/

La separazione dei coniugi comporta effetti non solo sui rapporti personali ma anche sui rapporti patrimoniali intercorrenti tra gli stessi. In particolare, il cosiddetto assegno di mantenimento concretizza l’obbligazione di mantenimento che può sorgere in capo ad uno dei coniugi ed a vantaggio dell’altro, in conseguenza della separazione ed in presenza di alcuni presupposti. Ma quali conseguenze comporta sottrarsi all’obbligo di questo versamento? Ne parliamo con il consulente legale di Bari Maurizio Tarantino.

“L’assegno di mantenimento è una forma di contribuzione economica consistente nel versamento periodico di una somma di denaro o di voci di spesa da parte di uno dei coniugi all’altro o ai figli (qualora vi siano), per adempiere all’obbligo di assistenza materiale.

La giurisprudenza, mediante numerose pronunce, ha avuto modo di precisare che il parametro di riferimento per valutare l’adeguatezza dei redditi del richiedente, è costituito dalle potenzialità economiche complessive dei coniugi durante il matrimonio. In altre parole, affinché il giudice possa disporre la separazione con il diritto di uno dei coniugi all’assegno di mantenimento, lo stesso coniuge non deve essere titolare di redditi tali da consentirgli di mantenere un tenore di vita analogo a quello possibile in costanza del matrimonio. Il giudice, pertanto, accertato il diritto all’assegno di mantenimento, deve accertare le disponibilità economiche del coniuge a carico del quale pone l’obbligazione di mantenimento, prendendo in considerazione non solo i redditi netti, emergenti dalla documentazione fiscale, ma anche gli altri elementi suscettibili di valutazione economica e tali da incidere sulle condizioni dell’onerato.

Cosa accade in caso di mancato pagamento degli assegni di mantenimento?

Orbene, a tal proposito, l’ordinamento giuridico offre diversi strumenti agli aventi diritto nei confronti del coniuge che si sottrae agli obblighi di mantenimento dei figli e dell’altro coniuge fissati a seguito di separazione o divorzio. La fonte di tali obblighi si rinviene, nell’art. 337-ter c.c. (novellato dal D.lgs. n. 154/2013) che ribadisce l’inderogabile dovere, sancito dalla Costituzione, di mantenimento, cura, educazione, istruzione e assistenza dei genitori nei confronti della prole, affidando al giudice il compito di fissare “la misura e il modo con cui ciascuno di essi deve contribuire” e nell’art. 156 c.c., il quale prevede che: “il giudice, pronunziando la separazione, stabilisce a vantaggio del coniuge cui non sia addebitabile la separazione il diritto di ricevere dall’altro coniuge quanto è necessario al suo mantenimento, qualora egli non abbia adeguati redditi propri”, determinando anche in relazione alle circostanze e ai redditi dell’obbligato, l’entità di tale somministrazione.

Premesso quanto esposto, si evidenzia che l’inadempimento dell’obbligo del mantenimento rileva sia in sede civile che in sede penale con le apposite conseguenze previste.

Dal punto di vista civilistico, è opportuno precisare che, nei casi di separazione e divorzio le condanne al pagamento di somme relative agli obblighi di mantenimento, ancorché stabilite in via provvisoria, sono caratterizzate dall’immediata esecutorietà, rappresentando conseguentemente titoli esecutivi in virtù dei quali gli aventi diritto possono agire per la riscossione delle somme spettanti. Ed ancora, in caso di reiterato inadempimento del pagamento dell’assegno di mantenimento, l’ordinamento giuridico offre al coniuge più debole le seguenti tutele specifiche previste dall’art. 156 c.c.:

– Ordine di pagamento diretto, e quindi in caso di inadempienza, gli aventi diritto al mantenimento ex art. 156, 6° comma, c.c., possono fare istanza al giudice affinché egli ordini a terzi tenuti a corrispondere periodicamente somme di denaro all’obbligato, che una parte di queste venga distratta agli aventi diritto.

– Sequestro di parte dei beni dell’obbligato, previsto sia dall’art. 156 c.c. che dall’art. 8, ultimo comma, della legge sul divorzio (n. 898/1970). Si tratta di un provvedimento di natura non cautelare che, a differenza del sequestro conservativo, presuppone l’esistenza di un credito già dichiarato anche in via provvisoria.

Quanto agli aspetti penali, l’inadempimento costituisce reato entro i limiti fissati dall’art. 570 c.p., che sanziona chiunque “si sottrae agli obblighi di assistenza inerenti alla responsabilità genitoriale o alla qualità di coniuge” con la pena della reclusione fino a un anno o con la multa da euro 103 fino a 1.032, stabilendo l’applicabilità congiunta di dette pene a chi “fa mancare i mezzi di sussistenza ai discendenti di età minore, ovvero inabili al lavoro, agli ascendenti o al coniuge, il quale non sia legalmente separato per sua colpa”.

La norma in esame, interpretata dalla giurisprudenza di legittimità, in particolare dalla Cassazione penale S.U. sent. n. 23866/2013 e dalla recentissima sentenza n. 36265 dell’8.09.2015, in definitiva prevede chechi non versa il mantenimento (alla moglie o ai figli) è sanzionato alternativamente o con la reclusione o con la sanzione economica; ma se moglie e figli versano in stato di bisogno, e quindi vengono a mancare i mezzi di sussistenza per via del mancato versamento del mantenimento, allora le due pene (carcere e multa) si applicano congiuntamente.

Alla luce delle considerazioni innanzi esposte, si evidenzia che lo scopo principale dei rimedi approntati sia in sede civile che penale dall’ordinamento è, pertanto, quello di garantire agli aventi diritto la disponibilità tempestiva delle somme necessarie al loro mantenimento evitando così che l’inadempimento costituisca grave pregiudizio alle esigenze di vita del coniuge e soprattutto della prole.

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