Convivenza more uxorio, se finisce? Vanno restituite all’ex le somme per l’acquisto della casa

Articolo pubblicato sul “Quotidiano Italiano” edizione di Barletta del 28 settembre 2015

http://bat.ilquotidianoitaliano.it/attualita/2015/09/news/convivenza-more-uxorio-se-finisce-vanno-restituite-allex-le-somme-per-lacquisto-della-casa-63255.html/

La fine di una convivenza, cioé un rapporto tra due persone non suggellato dal vincolo del matrimonio, non comporta in generale obblighi patrimoniali dell’uno nei confronti dell’altro. Tuttavia, è possibile chiedere la restituzione delle somme ingenti versate per l’acquisto della casa in cui si è condivisa la vita in comune. Ne parliamo con il consulente legale di Bari Maurizio Tarantino.

“Con il termine di convivenza more uxorio si indica genericamente l’unione stabile e la comunione di vita spirituale e materiale tra due persone, non fondata sul matrimonio. La famiglia di fatto, pur essendo contraddistinta dal carattere di stabilità, nasce come espressione della libera scelta dei singoli di non costituire un vincolo formale, ma di fondare il rapporto solo sul sentimento di affetto e di amore. Tale convivenza è prevista e garantita principalmente dall’art. 2 della Costituzione con una previsione, se si vuole, molto importante, ma generica ed, alla fine, poco incisiva in quanto rivolta a tutte le formazioni sociali; ma di fatto però, solo nel 1988 con la sentenza n. 404 della Corte Costituzionale, si avrà un primo riconoscimento di diritti per coloro che convivono fuori dal matrimonio.

Pertanto, ne deriva che, attualmente, i legami di natura personale, instaurati tra i conviventi, non sono vincolanti sul piano giuridico, ma sono rimessi, esclusivamente, alla spontanea osservanza reciproca, per cui la cessazione del loro rapporto avviene ad nutum e senza necessità di intervento dell’autorità giudiziaria, la quale verifica solamente l’adeguatezza degli accordi raggiunti nell’interesse della prole. (Trib. Milano, 20 febbraio 2013).

Invece cosa accade dal punto di vista patrimoniale? In particolare, quale tutela viene riconosciuta al convivente nel caso di esborso di ingenti capitali nel caso di ristrutturazione/acquisto di un immobile?
Orbene, le attribuzioni patrimoniali a favore del convivente “more uxorio” effettuate nel corso del rapporto configurano una obbligazione naturale prevista dall’art. 2034 c.c., a condizione che siano rispettati i principi di proporzionalità ed adeguatezza, senza che assumano rilievo le eventuali rinunce operate dal convivente.  Muovendo da tale presupposto, secondo la giurisprudenza di legittimità (Cass. n. 11330 del 2009) non sarebbe ammessa la ripetizione (restituzione, ndr) di quanto è stato spontaneamente prestato in esecuzione di doveri morali o sociali, salvo che la prestazione sia stata eseguita da un incapace.

Questo in altri termini vuol dire che se da un lato non sono ripetibili le somme corrisposte all’ex convivente more uxorio adempiendo obblighi di natura morale e di rilevanza sociale che sorgono nell’ambito di un rapporto di convivenza stabile e duraturo, d’altra parte lo stesso non può dirsi per la corresponsione di somme ingenti, destinate alla ristrutturazione e/o acquisto dell’immobile, che abbiano determinato un indebito arricchimento del convivente che ne ha beneficiato.

Proprio tali esborsi, come rileva la recente sentenza del Tribunale di Treviso n.258 del 3 febbraio 2015, non possono considerarsi come contributo alla vita comune, dal momento che si tratta di opere destinate a migliorare ed incrementare il valore di un bene di proprietà e non appaiano strumentali alle concrete esigenze quotidiane della coppia; pertanto, in tale fattispecie, la convivente è tenuta alla restituzione delle somme generosamente a lei corrisposte dal suo compagno, per la ristrutturazione dell’immobile di sua proprietà.

Conformemente a tale principio, ulteriormente si è espressa anche la Suprema Corte di Cassazione n. 18632 del 22 settembre 2015. Nella vicenda in esame, il convivente chiedeva la restituzione di un’ingente somma versata per l’acquisto di un appartamento che poi era stato intestato alla ex compagna.
Secondo i Giudici, il convivente more uxorio può chiedere la restituzione della somma pagata per l’acquisto della casa intestata alla ex compagna, se l’esborso risulta ingente e dunque non riconducibile nell’alveo delle obbligazioni naturali scaturenti dalla famiglia di fatto.

In questi casi, infatti si può chiedere il rimborso delle somme versate, mediante azione di arricchimento senza giusta causa prevista dall’articolo 2041 c.c.

Tale tipo di azione, ha come presupposto l’arricchimento di un soggetto a danno dell’altro, senza una valida ragione. Essa non può essere esperita se l’arricchimento è stato conseguenza di un contratto, di un impoverimento remunerato, di un atto di liberalità (una donazione) o dell’adempimento di un’obbligazione naturale (intesa nell’ottica della comune contribuzione al mantenimento della famiglia: si pensi alle spese per il piccolo arredo, alla spesa quotidiana, al pagamento di una singola rata di mutuo).

Alla luce delle considerazioni innanzi esposte, conformemente al citato orientamento giurisprudenziale, si evidenzia che, nella convivenza more uxorio, dal punto di vista patrimoniale, l’azione di arricchimento senza giusta causa può certo essere avviata dal convivente nei confronti dell’altro in presenza di prestazioni a vantaggio del primo, che non consistono nel semplice adempimento delle obbligazioni nascenti dal rapporto di convivenza e che superino i limiti di proporzionalità e di adeguatezza”.

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