Divorzio, possibilità per l’ex moglie di utilizzare ancora il cognome del marito

Articolo pubblicato sul “Quotidiano Italiano” edizione di Barletta del 4 novembre 2015

http://bat.ilquotidianoitaliano.it/attualita/2015/11/news/divorzio-possibilita-per-lex-moglie-di-utilizzare-ancora-il-cognome-del-marito-65012.html/

no degli effetti della pronuncia della sentenza di divorzio è la perdita del cognome del marito da parte della moglie. Infatti, l’art. 5 della legge n. 898/1970 prescrive esplicitamente che successivamente al divorzio “la donna perde il cognome che aveva aggiunto al proprio a seguito del matrimonio”.

Premesso quanto esposto, tuttavia, occorre precisare che vi sono alcune situazioni in cui è possibile per il coniuge divorziato, l’utilizzo del cognome dell’ex marito. Ne parliamo con il consulente legale di Bari Maurizio Tarantino.

“Nel caso di matrimonio civile (ossia di matrimonio contratto in Comune davanti all’Ufficiale dello Stato Civile), il divorzio è lo scioglimento definitivo del vincolo matrimoniale, pronunciato con sentenza da parte del Tribunale competente; lo scioglimento del vincolo può essere ora l’effetto anche di un accordo raggiunto al termine di un’apposita procedura di negoziazione assistita da un avvocato, introdotta dal DL 132/2014, oppure di un accordo innanzi al Sindaco quale Ufficiale di Stato Civile (ma solo se ricorrono determinate condizioni).

In caso di matrimonio concordatario (ossia quando il matrimonio è stato celebrato in Chiesa e poi regolarmente trascritto nei registri dello Stato Civile del Comune), si parla più propriamente di “cessazione degli effetti civili” del matrimonio stesso: permangono infatti gli effetti sul piano del sacramento religioso (a meno che non si ottenga una pronuncia di annullamento o di nullità da parte del Tribunale Ecclesiastico Regionale o della Sacra Rota).

La giurisprudenza di merito ha precisato che la moglie può continuare ad utilizzare il cognome del marito soltanto nel caso in cui la donna abbia fatto uso protratto del cognome stesso, sicché questo sia ormai diventato mezzo di identificazione della sua persona. (In tal senso Tribunale di Napoli, 11.7.2003).
Significativa è certamente la sentenza n. 5644/2009 del Tribunale di Milano ove si legge testualmente che “l’interesse al mantenimento del cognome del coniuge dopo il divorzio risulta meritevole di tutela in considerazione di profili di identificazione sociale e di vita di relazione oltre che di particolari profili morali o considerazioni riguardanti la prole (la cui identificazione con un cognome diverso possa essere causa di nocumento)”.

Orbene, a questo punto è importante stabilire quando un interesse possa dirsi “meritevole di tutela”.
Di tale aspetto, recentemente si è occupata la Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 21706 del 26 ottobre 2015 chiarendo che la conservazione del cognome dell’ex marito in seguito al divorzio è consentita solo in circostanze eccezionali valutate discrezionalmente dal giudice di merito.

Nel caso di specie, la Corte territoriale respingeva la domanda di una moglie che, in seguito al divorzio, chiedeva l’autorizzazione a conservare il cognome famoso del marito, al fine di facilitarle la frequentazione degli ambienti mondani, di rango sociale e censo elevati, nonché di assicurarle notorietà e agevolazioni confacenti a quelle di una famiglia molto conosciuta nel ramo imprenditoriale. Avverso detta pronuncia di rigetto, la donna ricorreva in Cassazione.

La Suprema Corte ha, in primo luogo chiarito che la possibilità di conservare, con effetti di carattere giuridico-formali, il cognome del marito accanto al proprio, dopo il divorzio, è un’ipotesi consentita, ma si tratta di una decisione straordinaria affidata alla decisione discrezionale del giudice di merito “secondo criteri di valutazione propri di una clausola generale ma che non possono coincidere con il mero desiderio di conservare come tratto identitario il riferimento a una relazione familiare ormai chiusa quanto alla sua rilevanza giuridica”.

Peraltro, la Corte di legittimità ha evidenziato che non possa escludersi che l’uso del cognome possa costituire un pregiudizio per il coniuge che non vi acconsenta e che intenda ricreare, esercitando un diritto fondamentale a mente dell’art. 8 della C.E.D.U., un nuovo nucleo familiare che sia riconoscibile, come legame familiare attuale, anche nei rapporti sociali e in quelli rilevanti giuridicamente.

Alla luce delle considerazioni innanzi esposte, quindi non si può considerare “meritevole di tutela” la volontà di conservare un cognome famoso o di godere di alcuni benefici e privilegi sociali; di talché, la meritevolezza dell’interesse deve essere vista come un’eccezione quando sussista:
– un interesse proprio meritevole di tutela,
– oppure un interesse dei figli.
Pertanto, valutati discrezionalmente gli interessi, il tribunale adito, con la stessa sentenza con cui pronuncia lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio, potrà autorizzare l’ex coniuge a mantenere il cognome del marito (purché sia essa stessa a farne richiesta)”.

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