Promessa di matrimonio, ma se le nozze saltano? Quando spetta il risarcimento del danno

Articolo pubblicato sul “Quotidiano Italiano” edizione di Barletta del 26 ottobre 2015

http://bat.ilquotidianoitaliano.it/attualita/2015/10/news/promessa-di-matrimonio-ma-se-le-nozze-saltano-quando-spetta-il-risarcimento-del-danno-64561.html/

La promessa di matrimonio è una dichiarazione con cui i futuri sposi si impegnano ufficialmente tra di loro e con le rispettive famiglie, in altre parole è il cosiddetto fidanzamento ufficiale. La promessa viene presentata presso l’ufficio di Stato Civile in uno dei comuni italiani e presenta i dati generali dei futuri sposi, il luogo e il giorno in cui verranno celebrate le nozze.

Da un punto di vista legale, la promessa di matrimonio rappresenta il primo passaggio burocratico per ottenere il permesso di sposarsi. Per effettuare la promessa di matrimonio, quindi, è necessario presentarsi all’Ufficio Matrimonio di stato civile del comune con i propri documenti d’identità. A questo punto gli incaricati comunali provvederanno ad elaborare tutta la documentazione necessaria per le pubblicazioni, che verranno poi esposte per 8 giorni alla Porta della Casa Comunale dei comuni di residenza di entrambi i promessi sposi.

Trascorsi 3 giorni dopo il termine delle pubblicazioni, l’’Ufficiale di Stato Civile, se non gli è stata presentata nessuna opposizione, rilascia il “nullaosta” al matrimonio e i due fidanzati potranno celebrare le proprie nozze entro 180 giorni dalla scadenza della pubblicazione, pena la decadenza di validità dei documenti.

Cosa accade se, per qualche motivo, dopo la promessa il matrimonio non viene contratto? Ci spiega tutto il consulente legale di Bari Maurizio Tarantino.

“E’ opportuno precisare che la promessa di matrimonio rappresenta una libera dichiarazione che non obbliga né a contrarre le nozze (l’art. 79 del codice civile, infatti, garantisce la massima libertà del consenso delle parti sino al momento della celebrazione), né a risarcire in caso di mancato matrimonio la parte lesa, se non per quanto previsto dagli artt. 80 e 81 del codice civile. Difatti tale promessa non ha la qualificazione giuridica delle obbligazioni precontrattuali, quindi la responsabilità delle parti è limitata dagli ambiti di legge, non essendo l’accordo in alcun modo vincolante; di talché, il risarcimento è limitato al solo danno materiale, per le spese fatte e le obbligazioni contratte nel limite della condizione delle parti, esclusi i danni non patrimoniali. (In tal senso Cassazione civile, sez. III, sentenza 9052/2010; Cassazione civile, sez. VI, ordinanza 9/2012).

Per meglio dire, dopo la rottura, ciascuno dei due ex fidanzati può chiedere la restituzione dei doni fatti al partner a causa della promessa di matrimonio, se questo non è stato contratto. Dunque a pretendere la restituzione può essere non solo chi è stato abbandonato, ma anche l’’altro soggetto. La restituzione è ammessa in relazione a qualsiasi tipo di promessa di matrimonio, sia tra persone capaci, sia tra minori non autorizzati.

Quanto al risarcimento del danno è opportuno evidenziare che sarà possibile, entro un anno dalla rottura della promessa, chiedere tutte spese già effettuate per il matrimonio come viaggio, cerimonia nunziale, abito di nozze, acquisto di oggetti destinati a servire in occasione del matrimonio o dell’’arredo della casa, l’’acquisto dell’’appartamento destinato a costituire casa coniugale, la sottoscrizione di unMUTUO per suddetto scopo, ecc.

È importante sottolineare che, affinché possa esperirsi azione di risarcimento, è necessario che la promessa solenne di matrimonio sia stata fatta vicendevolmente con atto pubblico (art. 2699 del c.c.) o scrittura privata (art. 2702 del c.c.), oppure risulti dalla richiesta della pubblicazione del matrimonio (art. 93 del c.c.).
Questo diritto al risarcimento spetta a chi si è visto opporre il rifiuto ingiustificato alle nozze da parte dell’’altra parte al matrimonio, nonché a chi ha manifestato il proprio rifiuto alle nozze, per causa del comportamento dell’’altro (per es. dopo aver scoperto di essere stato tradito).

Su tale questione è intervenuta la Suprema Corte di Cassazione con la recentissima sentenza n. 20889 del 15 ottobre 2015 che ha meglio precisato il principio secondo cui “chi non riesce a dare una valida motivazione della scelta di rompere la promessa di matrimonio, è tenuto a risarcire i danni”. Secondo la sentenza, il fidanzato, non avendo dato una valida motivazione per il suo comportamento, dovrà rifondere alla donna il risarcimento delle spese sostenute e degli importi relativi alle obbligazioni contratte a causa di quella promessa perché si tratta di esborsi legati all’’ingiustificato inadempimento della promessa. Si tratta, infatti, di esborsi tutti collegati in un rapporto di causa-effetto con le nozze mandate a monte.
A tal proposito, è opportuno evidenziare che ci sono anche situazioni che non danno seguito ad alcun risarcimento come ad es. la persistente mancanza di una stabile occupazione (in tal senso Trib. Reggio Calabria sent. del 12.08.2003).

Alla luce delle considerazioni innanzi esposte, in caso di ingiustificato inadempimento alla promessa di matrimonio, la parte lesa potrà, entro un anno dal giorno del rifiuto della celebrazione del matrimonio, esperire azione di risarcimento del danno prevista dall’articolo 81 del codice civile”.

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