Circolazione stradale, la responsabilità del pedone e il risarcimento del danno

Articolo pubblicato sul “Quotidiano Italiano” edizione di Barletta del 23 novembre 2015

http://bat.ilquotidianoitaliano.it/attualita/2015/11/news/circolazione-stradale-la-responsabilita-del-pedone-e-il-risarcimento-del-danno-65847.html/

Una situazione purtroppo molto frequente è quella che vede un pedone coinvolto in un sinistro stradale, in quanto urtato o travolto da un automezzo. In questa situazione, normalmente, per il conducente dell’auto è molto difficile dimostrare di essere esente da colpe e per questo motivo la responsabilità per i sinistri viene sostanzialmente sempre addossata a quest’ultimo.

Vi sono però alcune situazioni in cui il risarcimento al pedone può essere diminuito, perché si ritiene che anche il suo comportamento imprudente abbia contribuito al verificarsi dell’incidente. Invero, il sinistro che coinvolge un pedone è un caso molto frequente di incidente stradale che – per espressa disposizione di legge – sfugge all’applicazione del sistema del c.d. indennizzo diretto o risarcimento diretto. In queste situazioni il conducente del mezzo deve dimostrare di avere fatto tutto il possibile per evitare l’investimentosecondo la regola stabilita dall’art. 2054 del codice civile per il quale “il conducente di un veicolo senza guida di rotaie è obbligato a risarcire il danno prodotto a persone o a cose dalla circolazione del veicolo, se non prova di aver fatto tutto il possibile per evitare il danno”.

In considerazione dell’estrema difficoltà di fornire questa prova, in linea di massima, la responsabilità del sinistro viene spesso addebitata al conducente del veicolo. Si pensi al caso del pedone investito mentre attraversava una via percorrendo le strisce pedonali che vengono normalmente segnalate in anticipo dalla cartellonistica stradale. Sull’argomento, le norme di legge che impongono al conducente di provare di avere fatto tutto il possibile per evitare l’impatto lasciano poco spazio per dimostrare l’assenza di responsabilità;tuttavia, ci sono numerosi casi in cui si può ipotizzare che anche il comportamento del pedone abbia contribuito al verificarsi dell’incidente: il caso del concorso di colpa del pedone.

Tra i più noti si possono ricordare le ipotesi in cui il pedone:

-attraversa la strada senza utilizzare le strisce pedonali;

-attraversa un incrocio in diagonale venendosi a trovare in una posizione pericolosa.

In questi casi, se il conducente riesce a dimostrare che il pedone non si è attenuto alle regole stabilite dal Codice della Strada può ottenere una riduzione del risarcimento del danno in proporzione all’incidenza che il comportamento del danneggiato ha avuto nel verificarsi dell’impatto. Dal punto di vista giurisprudenziale, si rivengono molte fattispecie dove i giudici hanno meglio precisato i casi in cui vi è una specifica responsabilità del pedone.

In particolare è stato statuito che “la responsabilità del conducente prevista dall’art. 2054 c.c. è esclusa quando risulti provato che non vi era, da parte di quest’ultimo, alcuna possibilità di prevenire l’evento, situazione, questa, ricorrente allorché il pedone abbia tenuto una condotta imprevedibile e anormale, sicché l’automobilista si sia trovato nell’oggettiva impossibilità di avvistarlo e comunque di osservarne tempestivamente i movimenti”. (In tal senso Cass. n. 9683 del 3 maggio 2011). Ed ancora, in caso di investimento di pedone, la responsabilità del conducente è esclusa quando risulti provato che non vi era da parte di quest’ultimo alcuna possibilità di prevenire l’evento, situazione questa ricorrente allorché il pedone tenga una condotta imprevedibile ed anormale, sicché l’automobilista si trovi nell’oggettiva impossibilità di avvistarlo e comunque di osservarne tempestivamente i movimenti, quando:

-il pedone appare all’improvviso sulla traiettoria del veicolo che procede regolarmente sulla strada, rispettando tutte le norme della circolazione stradale e quelle di comune prudenza e diligenza incidenti con nesso di causalità sul sinistro;

-il conducente si sia trovato nella oggettiva impossibilità di avvistare il pedone e di osservarne tempestivamente i movimenti, per motivi estranei ad ogni obbligo di diligenza. (In tal senso Cass. Civile ordinanze n. 20307 del 25 settembre 2014 e n. 23519 del 17 novembre 2015).

Alla luce delle considerazioni innanzi esposte, conformemente al citato orientamento giurisprudenziale, si evidenzia che, l’automobilista potrebbe risarcire il pedone investito anche quando questi attraversa la strada fuori dalle strisce pedonali, in quanto il suo dovere è anche quello di prevedere ogni possibile comportamento di terzi, pure quelli contrari al codice della strada. Tuttavia, la sua responsabilità viene meno quando il pedone si presenti all’improvviso davanti all’automobile, non lasciando per il conducente alcuna possibilità di una manovra di emergenza per evitare l’impatto; difatti, anche osservando la massima prudenza, con una manovra dell’ultimo minuto, egli non avrebbe mai potuto impedire l’impatto. Pertanto, valutate le citate circostanze del caso, il conducente non può essere considerato colpevole dell’investimento del pedone.

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