Separazione, il contratto di comodato della casa familiare prosegue oltre la crisi

Articolo pubblicato sul “Quotidiano Italiano” edizione di Barletta del 19 dicembre 2015

http://bat.ilquotidianoitaliano.it/attualita/2015/12/news/separazione-contratto-comodato-della-casa-familiare-prosegue-oltre-la-crisi-66934.html/

Frequentemente si verifica che, per favorire una giovane coppia, i genitori (o in genere i parenti) concedono in comodato agli sposi un immobile da adibire a casa coniugale. Notevoli problemi si pongono però laddove gli sposi decidano di separarsi e il Giudice assegni l’immobile al coniuge a cui vengono affidati i figli; non è chiaro infatti se in questo caso il comodante possa chiedere in qualsiasi momento la restituzione dell’immobile. Entriamo nel merito della questione con il contributo del consulente legale di Bari Maurizio Tarantino.

“Ebbene, a tal riguardo, giova ricordare che il nostro codice civile prevede due tipi di comodato: con e senza determinazione di durata. Il primo si ha quando le parti hanno espressamente convenuto il tempo in cui il comodatario può utilizzare la cosa o comunque quando il termine entro cui restituirla risulti dall’uso a cui la stessa deve essere destinata. In questo caso, il comodante potrà chiedere la restituzione della cosa, prima dello spirare del termine stabilito o prima che il comodatario abbia cessato di servirsi della cosa, solo laddove sia sopravvenuto un suo urgente e imprevedibile bisogno (art. 1809 c.c.).

Se invece i contraenti non hanno convenuto un temine, né questo risulta dall’uso a cui la cosa doveva essere destinata, il comodante potrà richiedere in ogni momento la restituzione del bene (art. 1810 c.c.).

Premesso quanto esposto, cosa accade nel caso di separazione se la famiglia vive in una casa in comodato? La giurisprudenza di legittimità, in particolare le Sezioni Unite della Corte di Cassazione con la sentenza n. 20448, depositata il 29 settembre 2014, richiamando l’orientamento maggioritario in materia, hanno affermato che “… la risposta è nel segno di rispettare il potere di disposizione del bene, quale esercitato al sorgere del contratto. Se il contratto ancorava la durata del comodato alla famiglia del comodatario, corrisponde al diritto che esso perduri fino al venir meno dell’esigenza della famiglia.”

Sul punto, recentemente si è espressa la Cassazione Civile con la sentenza n. 24618 del 3 dicembre 2015. Con tale pronuncia, gli Ermellini, conformemente a quanto già enunciato dalle Sezioni Unite 20448/2014, hanno meglio precisato che qualora il contratto di comodato di un immobile sia stato stipulato in favore di un nucleo famigliare già formato o in via di formazione, si ha l’ipotesi di comodato a tempo indeterminato, caratterizzato dalla non prevedibilità del momento in cui la destinazione del bene verrà a cessare. Difatti, in tal caso, per effetto della concorde volontà delle parti, si è impresso all’immobile un vincolo di destinazione alle esigenze abitative familiari; di talché, la specificità della destinazione è incompatibile con un godimento contrassegnato dalla provvisorietà e dall’incertezza, che caratterizzano il comodato cosiddetto precario, e che legittimano la cessazione “ad nutum” del rapporto su iniziativa del comodante, con la conseguenza che quest’ultimo, in caso di godimento concesso a tempo indeterminato, è tenuto aconsentirne la continuazione anche oltre l’eventuale crisi coniugale.

Alla luce delle considerazioni innanzi esposte, si evidenzia che il comodante (proprietario dell’immobile) in sede processuale, potrà chiedere la restituzione dell’immobile solo “in caso di sopravvenienza di un urgente e imprevisto bisogno”; per meglio dire, il sopravvenire d’un imprevisto deterioramento della condizione economica del comodante – che giustifichi la restituzione del bene ai fini della sua vendita o di una redditizia locazione – consente di porre fine al comodato, ancorché la sua destinazione sia quella di casa familiare, ferma, in tal caso, la necessità che il giudice eserciti con massima attenzione il controllo di proporzionalità e adeguatezza nel comparare le particolari esigenze di tutela della prole e il contrapposto bisogno del comodante.

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