Lavoro e dimissioni in bianco: le novità del Jobs Act in vigore da marzo 2016

Articolo pubblicato sul “Quotidiano Italiano” edizione di Barletta del 24 febbraio 2016

http://bat.ilquotidianoitaliano.com/attualita/2016/02/news/lavoro-e-dimissioni-in-bianco-le-novita-del-job-act-in-vigore-da-marzo-2016-69288.html/

Le dimissioni sono un atto unilaterale del lavoratore con il quale questi comunica al datore di lavoro che non intende proseguire il rapporto di lavoro. Generalmente le dimissioni vengono presentate quando il dipendente trova un impiego a condizioni più favorevoli oppure quando per altre ragioni ritiene conclusa la propria esperienza professionale alle dipendenze di una determinata ditta.

Se è vero che le dimissioni non vanno giustificate e che quindi il lavoratore può interrompere il rapporto di lavoro sulla base delle proprie insindacabili valutazioni, per compensare la posizione del datore di lavoro, la legge richiede che le dimissioni vengano presentate con un congruo preavviso (Art. 2118 c.c.). In altre parole, salvo sussistano particolari ragioni, non è consentito al lavoratore interrompere il rapporto con decorrenza immediata. E ciò risponde all’esigenza del datore di lavoro di avere a disposizione del tempo per sostituire il dipendente con un lavoratore che abbia le qualità necessarie per svolgere i compiti che prima erano affidati al dimissionario.

Il termine di preavviso viene stabilito all’interno dei contratti collettivi di lavoro e varia, in genere, a seconda dell’inquadramento e dell’anzianità di servizio del lavoratore.
Si presume, infatti, che l’imprenditore abbia bisogno di un tempo maggiore per trovare sul mercato un nuovo dipendente che debba svolgere funzioni complesse o con analoga esperienza professionale rispetto al dipendente dimissionario.

Non sempre però il preavviso è dovuto, infatti nei casi in cui il datore di lavoro tiene dei comportamenti talmente gravi da minare alle basi il rapporto professionale con il lavoratore, questi può dimettersi con effetto immediato. Si tratta delle c.d. dimissioni per giusta causa che di fatto sanzionano violazioni gravissime da parte del datore di lavoro che così non può più beneficiare di un periodo di tempo per organizzare la sostituzione (Art. 2119 c.c.).

Premesso quanto innanzi esposto, cosa accade nel caso di dimissioni in bianco? Le c.d. dimissioni in bianco sono state un fenomeno tristemente diffuso per il quale il datore di lavoro al momento dell’assunzione imponeva al proprio dipendente di firmare una dichiarazione di dimissioni lasciando in bianco la data, in modo tale da potere utilizzare questo documento come strumento di ricatto e violando così le norme che regolano il licenziamento individuale.

Oggi, tuttavia, il decreto sulle semplificazioni in materia di lavoro attuativo del Jobs Act 151/2015, sembra aver messo la parola fine alle dimissioni in bianco: difatti, a partire da marzo 2016, non sarà più possibile alcuna convalida tacita delle dimissioni, ma queste ultime dovranno obbligatoriamente essere comunicate dal lavoratore al datore di lavoro ed alla Dtl (Direzione territoriale del lavoro), direttamente online.

La nuova normativa, se da un lato ha il merito di limitare gli abusi, dall’altro lato ha previsto una procedura piuttosto complicata, specie per quei lavoratori non molto pratici in materia di servizi online. La procedura sarà operativa dopo 60 giorni dall’entrata in vigore del Decreto Ministeriale ossia dal 12 marzo 2016: questa si articola in tre fasi.

Prima fase. Il lavoratore deve munirsi di PIN INPS e delle credenziali di accesso al portale Cliclavoro per poter accedere al sito del Ministero del Lavoro http://www.lavoro.gov.it. Nel caso si rivolga ad un soggetto abilitato, tale passaggio non è necessario in quanto sarà quest’ultimo a verificare l’identità del lavoratore e ad assumersi le responsabilità legate all’accertamento.
Seconda fase. Una volta effettuato l’accesso si potrà procedere alla compilazione del modello online. Verranno chiesti alcuni dati identificativi, in particolare per i rapporti di lavoro instaurati a partire dal 2008 si provvederà a recuperare i dati relativi alla comunicazione obbligatoria di avvio/proroga/trasformazione o rettifica più recente.
Terza fase. Il modello salvato sarà associato ad un codice identificativo e alla data di trasmissione (marca temporale). Tali dati saranno richiesti qualora il lavoratore procedesse alla revoca delle dimissioni o risoluzione consensuale già inoltrate, da effettuare entro 7 giorni.

Si ricorda che resteranno comunque esclusi dalle nuove procedure il lavoro domestico, le dimissioni e le risoluzioni consensuali formalizzate presso una sede protetta e le dimissioni e le risoluzioni delle lavoratrici madri (per le quali la convalida era prevista già dal d.lgs. n. 151/2001). Alla luce di tutto quanto innanzi esposto si evidenzia che il decreto sulle semplificazioni in materia di lavoro, attuativo del Jobs Act, sembra aver messo la parola fine alla convalida tacita delle cd. dimissioni in bianco.

 

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