Randagismo: il risarcimento dei danni in caso di incidenti causati da animali

Articolo pubblicato sul “Quotidiano Italiano” edizione di Barletta del 1 febbraio 2016

http://bat.ilquotidianoitaliano.com/attualita/2016/02/news/68564-68564.html/

La legge italiana tutela gli animali, con particolare riferimento agli animali da affezione, proteggendoli da maltrattamenti da parte dell’uomo e consentendo agli enti di controllare, con l’ausilio delle ASL e delle associazioni di volontari, lo sviluppo e la salute di cani e gatti randagi.

Le regioni hanno il compito di disciplinare l’istituzione dell’anagrafe canina presso i comuni o le ASL, nonché le modalità per l’iscrizione a tale anagrafe e per il rilascio al proprietario o al detentore del codice di riconoscimento del cane. Le regioni provvedono altresì a determinare i criteri per il risanamento dei canili comunali e la costruzione dei rifugi per cani. Tali strutture devono garantire buone condizioni di vita per i cani e il rispetto delle norme igienico-sanitarie e sono sottoposte al controllo sanitario dei servizi veterinari delle ASL.

Per quanto riguarda i comuni, invece, le funzioni principali sono: attuare piani di controllo delle nascite attraverso la sterilizzazione e gestire i canili o gattili e i rifugi per cani anche tramite convenzioni con associazioni animaliste. Gli enti e le associazioni protezioniste possono, d’intesa con le ASL, avere in gestione le colonie di gatti che vivono in libertà, assicurandone la cura della salute e le condizioni di sopravvivenza.

Ebbene, premesso quanto innanzi esposto, cosa accade in caso di morso o incidente automobilistico causato da animali selvatici? Ne parliamo con il consulente legale di Bari Maurizio Tarantino.

“Preliminarmente, sarà opportuno verificare, prima di intraprendere un’azione legale, la presenza di leggi regionali che disciplinino in modo autonomo il riparto delle competenze.
Sul punto, la Regione Puglia ha una propria legge regionale che regola la materia in modo specifico. In particolare, secondo quando previsto da tale normativa speciale (Legge regionale 3 aprile 1995 n. 12, successivamente modificata con Legge regionale n. 4/2010 e n. 26/06) spetta ai servizi veterinari delle ASL il recupero dei cani randagi. Pertanto, secondo una recentissima sentenza (G.d.P. Taranto sent. n. 4095 del 28.12.2015), laddove in materia di prevenzione del randagismo esista una norma regionale che attribuisca all’ASL territorialmente competente ed ai suoi servizi veterinari la lotta al randagismo, deve ritenersi che obbligata a rispondere dei risarcimenti per i morsi e i conseguenti danni da cani randagi, la sola stessa ASL e non anche il Comune nel cui territorio si è verificato l’evento dannoso. Difatti, poiché, tale struttura costituisce un’articolazione periferica del servizio sanitario nazionale, posta alle dipendenze del governo locale, essa è tenuta a collaborare con quest’ultimo.

Quanto al Comune, quest’ultimo deve definire le linee di indirizzo dell’attività generale delle Azienda Sanitaria Locale e controllare periodicamente l’andamento generale dei compiti assegnati alle ASL. Il Sindaco, difatti, è tenuto a vigilare sul corretto svolgimento, da parte dell’ASL, delle funzioni sanitarie di prevenzione, alle quali la stessa è obbligata, per la tutela della salute dei cittadini.

In sintesi, i servizi veterinari delle ASL hanno il compito di attivare i servizi di accalappiamento, per prelevare i cani vaganti, trasferirli ai canili pubblici o, in alcuni casi, sopprimerli. Il Comune ha, invece, le funzioni accessorie e residuali di costruzione di nuovi rifugi, di risanamento delle strutture già esistenti, di garantire il ricovero, la custodia ed il mantenimento degli animali sotto il presidio veterinario delle Aziende Sanitarie Locali, per assicurare il corretto trattamento igienico-sanitario degli animali.

Tuttavia, alla luce della delicata legislazione sull’argomento, giova ricordare che, vi è altra giurisprudenza di merito, che è concorde nel ritenere una responsabilità concorrente tra ASL e Comune. Invero, una recente pronuncia del Tribunale di Lecce, sent. n. 1850 del 14.04.2015, ha stabilito che i danni provocati dall’aggressione di cani randagi sono risarciti in via concorrente dal Comune e dall’Asl.

Tuttavia, la responsabilità è:
– solo del Comune, se nel territorio comunale non è stato predisposto un canile;
– solo dell’Asl se, nonostante la presenza di un’apposita struttura di ricovero degli animali, questa non abbia provveduto all’accalappiamento dei cani randagi. Sarà infatti la struttura sanitaria ad essere tenuta al risarcimento del danno per la mancanza di recupero di randagi di cui sia stata segnalata la presenza sul territorio.

Alla luce delle considerazioni innanzi esposte, conformemente al citato orientamento giurisprudenziale, si evidenzia che tanto per l’incidente stradale verificatosi a causa di un animale randagio quanto per il morso del cane, esiste una responsabilità sia da parte della Asl che del Comune; in tale situazione, la pubblica amministrazione sarà responsabile dei danni riconducibili all’omissione dei comportamenti dovuti.

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