Separazione con doppio addebito: quando entrambi i coniugi tradiscono

Articolo pubblicato sul “Quotidiano Italiano” edizione di Barletta del 15 febbraio 2016

http://bat.ilquotidianoitaliano.com/attualita/2016/02/news/69003-69003.html/

Nelle cause di separazione e divorzio è possibile per i coniugi richiedere l’accertamento dell’addebito a carico dell’altro coniuge qualora ricorrano determinati rigorosi presupposti. Con la richiesta di addebito si introduce un giudizio volto a fare accertare a quale coniuge vada imputato il fallimento del matrimonio. Cosa accade però quando entrambi, nello stesso periodo, hanno avuto relazioni extraconiugali? Ne parliamo con il consulente legale di Bari Maurizio Tarantino.

“La separazione con addebito interviene quando uno dei due coniugi si è reso direttamente responsabile della separazione, ad esempio nel caso di un tradimento. L’infedeltà però deve essere la causa diretta della fine del matrimonio e non una conseguenza della crisi coniugale. In tale circostanza, il coniuge tradito, in sede di separazione, può chiedere l’addebito della separazione a chi ha violato l’obbligo di fedeltà.

Tuttavia, affinché il giudice possa addebitare la separazione a carico del coniuge infedele è necessario dimostrare che il tradimento è stato la causa della crisi matrimoniale e non il suo effetto. Se, pertanto, il tradimento interviene in un momento in cui il matrimonio è già in crisi non c’è motivo per addebitare la separazione al coniuge fedifrago.

La giurisprudenza più volte si è occupata del tradimento ed ha sempre ricordato che l’infedeltà coniugale può comportare l’addebito della separazione solo se si dimostra che la relazione extraconiugale è stata la causa della crisi della coppia e non la sua conseguenza.

Premesso quanto innanzi esposto, cosa accade quando l’infedeltà è stata commessa da entrambi i coniugi? In tale situazione, se entrambi i coniugi hanno contribuito a rendere intollerabile la convivenza con comportamenti contestuali e non causalmente connessi, il giudice può addebitare la separazione a entrambi. Il giudice valuta i comportamenti di entrambi i coniugi come gravemente contrari ai doveri imposti dal matrimonio e astrattamente idonei a produrre la rottura del rapporto coniugale. (Cass. sent. n. 16142/2013).

La prova dell’infedeltà del coniuge è certo l’arma migliore e più rapida per ottenere la separazione con addebito a carico dell’ex coniuge ma chi viene scoperto a tradire può sempre dimostrare che lo stesso comportamento era contemporaneamente tenuto dall’altro coniuge. In questi casi si verifica quello che i giudici chiamano “doppio addebito”.

Sul punto è intervenuta recentemente la Suprema Corte di Cassazione con la pronuncia n. 1259 del 25 gennaio 2016 precisando che quando marito e moglie si tradiscono, reciprocamente e, più o meno, nello stesso periodo, scatta la separazione con addebito a carico di tutti e due i coniugi che hanno reso “intollerabile” il protrarsi della loro convivenza. Non ha alcuna importanza andare a verificare chi, date alla mano, abbia iniziato per prima a tradire: se i due rapporti fedifraghi sono tra loro autonomi (nel senso che l’uno non è causa dell’altro, non avendo uno scopo di vendetta e ritorsione) e si collocano nello stesso periodo, si può dire che entrambi abbiano concorso alla crisi del matrimonio.

Ed ancora, la Suprema Corte ricorda che in applicazione del principio di uguaglianza giuridica dei coniugi (artt. 3 e 29 Cost.), va rilevato che il legislatore, esercitando un legittimo apprezzamento discrezionale, ha inteso sanzionare la violazione dei doveri nascenti dal matrimonio (art. 143 c.c.) e rafforzare il vincolo matrimoniale riconducendo a tale violazione, che si riveli produttiva della rottura dell’unione, la perdita di quel dovere di assistenza che sopravvive alla separazione.

Alla luce di tutto quanto innanzi esposto, conformemente a quanto precisato dalla giurisprudenza in esame, nel caso di “doppio addebito”, nessuno dei due coniugi potrà ottenere l’assegno di mantenimento. In particolare, in tale situazione, il giudice non potrà determinare alcun contributo per il mantenimento del coniuge economicamente più debole o meno colpevole”.

 

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