Separazione e mantenimento: se l’ex coniuge non paga, ci pensa il Fondo statale di solidarietà

Articolo pubblicato sul “Quotidiano Italiano” edizione di Barletta del 12 gennaio 2016

http://bat.ilquotidianoitaliano.it/attualita/2016/01/news/separazione-e-casa-coniugale-i-presupposti-per-lassegnazione-67467.html/

L’assegno di mantenimento concretizza l’obbligazione di mantenimento che può sorgere in capo ad uno dei coniugi ed a vantaggio dell’altro, in conseguenza della separazione ed in presenza di alcuni presupposti. Lo scopo principale è quello di garantire agli aventi diritto la disponibilità tempestiva delle somme necessarie al loro mantenimento evitando così che l’inadempimento costituisca grave pregiudizio alle esigenze di vita del coniuge e soprattutto della prole.

Ebbene, sull’argomento in esame, la legge di stabilità 2016 (articolo 1, commi 414 e 415 della l. 208/2015, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 302 del 30.12.2015) ha introdotto un’importante novità, seppur in via sperimentale, per il coniuge separato in stato di bisogno, istituendo uno specifico Fondo di solidarietà in sua tutela, con una dotazione di 250.000 euro per l’anno 2016 e di 500.000 euro per l’anno 2017.

In particolare se l’ex coniuge non paga l’assegno di mantenimento stabilito dal giudice, a decorrere dal 1° gennaio 2016, sarà lo Stato ad anticipare le somme.

Esaminiamo gli aspetti salienti di questo nuovo strumento di tutela con il consulente legale barese Maurizio Tarantino: “Scopo del Fondo di solidarietà è quello di intervenire non in qualsiasi caso in cui il coniuge beneficiario del mantenimento non riceva l’assegno mensile dall’ex, ma solo quando questi si trovi in un obiettivo stato di bisogno, poiché non è in grado di provvedere, da solo, al mantenimento proprio e dei figli minori e maggiorenni disabili.
Lo stato di bisogno si configura come la mancanza o insufficienza di mezzi atti ad assolvere le necessità primarie della vita, quindi non è solo la mancanza di quanto necessario per alimentarsi, ma anche del necessario per vestirsi, per l’abitazione ecc.
Pertanto non hanno diritto di accedere al fondo:
– i coniugi separati che non hanno avuto figli;
– il coniuge separato i cui figli non convivano con lui;
– il coniuge separato con figli maggiorenni non disabili;
– il coniuge separato non in stato di bisogno;
– il coniuge divorziato.

Il coniuge che si trovi nelle condizioni appena descritte, al fine di ottenere il contributo da parte del Fondo di Solidarietà, deve depositare un’istanza nella cancelleria del tribunale del luogo ove egli ha residenza, allegando:
– il provvedimento del giudice che dà diritto a ottenere il pagamento del mantenimento,
– la prova del mancato pagamento da parte del coniuge obbligato.
Dopo il deposito dell’istanza, il giudice verifica la sussistenza dei presupposti soggettivi appena elencati, necessari per ottenere il contributo statale.
In tale fase, che può durare massimo 30 giorni, il tribunale può assumere informazioni da soggetti terzi.

Se il tribunale ritiene fondato il diritto all’accesso al fondo, in tal caso, il Presidente del Tribunale trasmette l’istanza al Ministero della giustizia. Sarà poi il Ministero a corrispondere la somma al coniuge che ne abbia fatto richiesta; in tal modo, il Ministero sarà creditore nei confronti dell’obbligato (coniuge inadempiente).

E’ opportuno precisare che l’anticipo del mantenimento pagato dallo Stato deve ancora entrare in vigore. Infatti la legge stabilisce che è necessario un decreto del Ministro della giustizia, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, da emanarsi entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di Stabilità 2016 (1° gennaio 2016) che contenga le disposizioni necessarie per l’attuazione del fondo medesimo, con particolare riguardo all’individuazione dei tribunali presso i quali avviare la sperimentazione, alle modalità di pagamento delle somme e per la riassegnazione al Fondo delle somme recuperate dal coniuge inadempiente”.

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