La querela e le condizioni di procedibilità per il reato di stalking

a cura dell’ Avv. Michele Bottalico del Foro di Bari

La querela (art. 336 c.p.) è l’atto mediante il quale la persona offesa (art. 120 c.p.) da uno dei delitti per i quali non è disposta la procedibilità d’ufficio (per i quali è prevista la denuncia), manifesta la propria volontà di perseguire penalmente il fatto di reato di cui la stessa è vittima. Costituisce, pertanto, un “atto negoziale di diritto pubblico, riservato alla persona offesa dal reato, alla cui conforme manifestazione di volontà, la legge ricollega l’effetto di rendere possibile l’esercizio dell’azione penale, con riguardo a taluni fatti criminosi”(Cass. Pen., 19 novembre 2013 n.46282), i quali in assenza di querela difetterebbero del presupposto necessario per la procedibilità.

Gli elementi essenziali. La dichiarazione di querela deve contenere due elementi necessari:

  • la notizia di reato, che consiste nella descrizione del fatto di reato, con eventuali notizie sull’autore dello stesso o sulle prove. Tuttavia, al querelante non compete dare una qualificazione giuridica all’evento, essendo sufficiente che lo stesso esponga anche succintamente il fatto.
  • La volontà che si proceda penalmente in ordine allo stesso. In pratica la manifestazione della volontà da parte della persona offesa nel perseguire penalmente il colpevole del fatto di reato deve risultare in modo equivocabile dall’atto.

Le condizioni di procedibilità per il reato di stalking. Orbene, gli atti persecutori sono puniti, salve alcune eccezioni, a querela della persona offesa. In considerazione della delicatezza delle vicende che possono riguardare episodi di stalking, l’istituto della querela prevede delle particolarità rispetto all’ordinario regime, sia in riferimento al termine per adire l’autorità giudiziaria, sia per la eventuale remissione della stessa. Anzitutto, il legislatore ha inteso concedere alla vittima di atti persecutori un termine di 6 mesi per produrre la querela, come avviene per i reati di violenza sessuale, in ragioni delle possibili difficoltà che la vittima di tale reato può incontrare nel denunciare il proprio persecutore. Il termine inizia a decorrere dalla consumazione del reato, che coincide alternativamente con “l’evento di danno” consistente nella alterazione delle proprie abitudini di vita o in un perdurante stato di ansia o di paura, ovvero con “l’evento di pericolo” consistente nel fondato timore per l’incolumità propria o di un prossimo congiunto (Cass. pen. Sez. V, 05/12/2014, n. 17082). Inoltre trattandosi di reato abituale, dovrà prendersi in considerazione l’ultimo della serie di atti compiuti ai danni della persona offesa.

Le limitazioni per la remissione della querela (Art. 152 c.p) . In particolare, l’art. 612 bis c.p. prevede espressamente che la remissione della querela può essere soltanto processuale. Per meglio dire, la norma assolve ad una funzione garantista, poiché consente al Giudice procedente di verificare la spontaneità della remissione e quindi di accertare che la volontà della persona offesa di estinguere il reato, non sia invece la conseguenza di eventuali ed ulteriori condotte illecite o pressioni da parte di terzi nei confronti della vittima di stalking. La Giurisprudenza (Cass. pen. Sez. V, 28/11/2014, n. 2301)  ha, tuttavia, precisato che è idonea ad estinguere il reato di atti persecutori anche la remissione di querela effettuata davanti a un ufficiale di polizia giudiziaria, e non solo quella ricevuta dall’autorità giudiziaria, atteso che l’art. 612-bis, quarto comma, cod. pen., laddove fa riferimento alla remissione “processuale”, evoca la disciplina risultante dal combinato disposto dagli art. 152 cod. pen. e 340 cod. proc. pen. La querela, però, è irrevocabile «se il fatto è stato commesso mediante minacce reiterate nei modi di cui all’art. 612, secondo comma c.p.». Quindi, se le condotte persecutorie consistono in minacce gravi, o anche in una delle ipotesi previste dall’art. 339 c.p. (se la violenza o minaccia è commessa con armi, o da persona travisata, da più persone riunite, con scritti anonimi, avvalendosi della forza intimidatrice derivante da associazioni segrete, con uso di armi), la volontà della persona offesa di estinguere il reato sarà irrilevante.

In alcuni casi, quelli ritenuti più gravi dal Legislatore perché le condotte realizzano un maggiore disvalore sociale, che obiettivamente travalica il singolo interesse della persona offesa, il reato di atti persecutori è invece procedibile d’ufficio. Si procede d’ufficio se il fatto è commesso nei confronti di un minore o di una persona con disabilità di cui all’art. 3, L. 5.2.1992, n. 104, nonché quando il fatto è connesso con altro delitto per il quale si deve procedere d’ufficio, ovvero quando il soggetto attivo del reato sia già stato ammonito dal questore per condotte persecutorie ai danni della stessa persona offesa.

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